09/02/2019, 09.00
SRI LANKA
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Sirisena come Duterte: lo Sri Lanka ripristina la pena di morte per gli spacciatori

Il presidente dello Sri Lanka annuncia la ripresa delle impiccagioni entro due mesi. Le esecuzioni capitali sono bloccate dal 1976, quando è entrata in vigore la moratoria sulla pena di morte. In sospeso ci sono 1.300 detenuti, di cui 48 condannati per droga.

Colombo (AsiaNews/Agenzie) – Il presidente dello Sri Lanka Maithripala Sirisena ha annunciato di voler riprendere le esecuzioni capitali entro due mesi, dopo aver fatto sapere che il suo governo ha annullato la moratoria sulla pena di morte, in vigore da 43 anni. I primi a rischiare la morte tramite impiccagione sono gli spacciatori e i trafficanti di droga detenuti nelle carceri dell’isola.

La scelta di Sirisena, per sua stessa ammissione, è stata maturata dopo una visita nelle Filippine dove egli ha incontrato Rodrigo Duterte, “campione” di una feroce guerra alla droga che finora ha causato circa 5mila morti ufficiali. Inoltre di recente, partecipando ad un programma di contrasto alla diffusione del consumo di droga tra i giovani, organizzato al Sanath Jayasuriya Stadium di Matara, ha detto che “la lotta contro le droghe sarà condotta sul piede di guerra, in modo simile alla guerra che ha sconfitto il terrorismo delle Ltte [i militanti delle Tigri Tamil, protagonisti di 30 anni di conflitto civile contro i militari dell’esercito – ndr]”.

Dal 1976, anno d’introduzione della moratoria, sono state condannate alla pena capitale 1.299 persone. In Sri Lanka l’impiccagione è prevista per diversi crimini, come il traffico di stupefacenti, l’omicidio e lo stupro. Finora però le sentenze sono rimaste sospese e i condannati in carcere.

Il sovraffollamento delle carceri è proprio tra i motivi che hanno spinto il presidente a ripristinare le esecuzioni entro due mesi. Parlando davanti ai deputati in Parlamento, egli ha detto che “la prigione di Welikada a Colombo è diventata il ricettacolo dei trafficanti di droga nel Paese”. Per questo ha chiesto ad attivisti e gruppi che difendono i diritti umani di “non sfidare l’ordine, perché esso vuole porre sotto controlla la minaccia della droga e la criminalità in Sri Lanka”.

Tuttavia, diversi esperti fanno notare come l’intenzione di riprendere le esecuzioni sia più che altro un tentativo di mostrare la tenuta del governo. Infatti su 1300 carcerati, solo 48 sono colpevoli di crimini legati allo spaccio. Di questi, 30 hanno chiesto la revisione della sentenza. È pur vero che di recente nel Paese si è assistito ad un aumento del crimine, tra cui gli omicidi legati al possesso di stupefacenti o compiuti da bande di malviventi, e violenze sessuali. Tuttavia il ridotto numero dei condannati per droga non sembra giustificare la “necessità” di riprendere le esecuzioni. Più che altro, evidenziano gli esperti, l’iniziativa sembrerebbe rivolta a riguadagnare il consenso popolare tramite l’emulazione dell’“uomo forte” Duterte, dopo la crisi politica che ha impantanato il governo dello Sri Lanka nei mesi scorsi.

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