11/10/2019, 15.26
VATICANO
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Sinodo Amazzonia: la Chiesa spinga a confessare i peccati ecologici

Per mancanza di sacerdoti, a volte le persone, magari credendo a false promesse, aderiscono ad altre chiese. Suor Weiler: nella Chiesa “servono più donne in posizioni di leadership, non come ruolo di potere, ma come condivisione dei nostri doni, talenti e carismi”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Stiamo commettendo peccati contro il Creatore” e  “il rispetto del creato fa parte del nostro Credo”, ma “il concetto di peccati ecologici per qualcuno è qualcosa di nuovo, anche per la Chiesa: dovremmo cominciare a confessarli”. Lo sostiene nell’odierno briefing sul Sinodo per l’Amazzonia mons. Pedro Brito Guimarâes, arcivescovo di Palmas, in Brasile.

Nel giorno nel quale i 184 padri sinodali sono al lavoro nei Circoli minori e i loro interventi non sono resi pubblici, la Radio vaticana ha intervistato don Bernardo Estrada, collaboratore esperto del Segretario speciale del Sinodo e ordinario di Nuovo Testamento alla Pontificia università della Santa Croce. Rispondendo, tra l’altro, a una domanda sulla carenza di sacerdoti e l’ordinazione di uomini sposati, i “viri probati” come una delle possibili soluzioni al fatto che in Amazzonia ci sono comunità che ricevono l’eucaristia solo una volta l’anno, ha risposto: “Nessuno di noi ha diritto all’eucaristia. Senza dubbio il sacramento di unione è dono di amore perché è un dono di Gesù Cristo. Noi non lo meritiamo perciò la Chiesa ci aiuta e ci invita a prepararci bene per riceverla. Nel Sinodo qualche vescovo ha detto che dobbiamo dare l’eucarestia, ma non possiamo darla a gente non preparata. Allora, non possiamo pensarla come diritto. Oggi si parla molto di diritti che non possiamo propriamente definire tali. Si pretende di ottenere delle cose che non sono comprese nel nostro ‘elenco di diritti’”.

In proposito, al briefing di oggi mons. Joaquín Pertíñez Fernández, vescovo di Rio Branco, in Brasile, ha detto che in Amazzonia “a causa della mancanza di sacerdoti non abbiamo le condizioni per essere presenti in tutti i luoghi. Sono vuoti religiosi che noi, come cattolici, non riusciamo ad occupare e altri arrivano a occuparli. Per mancanza di cultura, il popolo crede a false promesse, magari di tipo sanitario, e dato che c’è il proselitismo finisce per aderire, e poi è difficile allontanarsi. Saltano da una chiesa all’altra cercando una soluzione più fisica che spirituale”. 

Per questo, ha aggiunto suor Birgit Weiler, della Congregazione delle suore missionarie mediche, collaboratrice nella Pastorale per la cura del creato della Commissione episcopale di azione sociale della Conferenza episcopale peruviana, che l’Instrumentum laboris del Sinodo “suggerisce di cerare nuovi cammini, a livello pastorale, culturale, sociale ed ecologico, passando da una pastorale della visita ad una pastorale della presenza”.

Suor Weiler ha sostenuto che nella Chiesa “servono più donne in posizioni di leadership, non come ruolo di potere, ma come condivisione dei nostri doni, talenti e carismi”. “Ci sono settori in cui non bisogna essere ordinate: sono cose che le donne già fanno, e l’Instrumentum laboris lo riconosce”.  Così “abbiamo desiderio di una maggior inclusione e di poter insegnare teologia a livello accademico. Noi donne possiamo contribuire molto alla teologia: dobbiamo lavorare insieme e arricchirci reciprocamente”. Suor Weiler ha poi riferito che nel suo Circolo minore si sta affrontando anche il tema del voto delle donne presenti al sinodo. “Sono – ha specificato - molto grata a Papa Francesco per tutti i passi che hanno portato alla presenza di 35 donne al Sinodo, è già un grande passo in avanti. Noi speriamo, desideriamo che si arrivi al punto per cui le nostre Superiori possano votare, così come possono fare i Superiori uomini. Abbiamo espresso questo desiderio chiaramente: non c’è nessun motivo per cui ciò non sia possibile. Già l’ultimo Sinodo ha stabilito che non è necessaria l’ordinazione al sacerdozio per votare: se si partecipa all’intero processo sinodale, si partecipa anche alla responsabilità delle decisioni prese”.

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