30/06/2015, 00.00
COREA DEL SUD
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Seoul: tre giorni senza nuovi contagi Mers, deceduta oggi la 33ma vittima

Il Ministro della salute ha ricordato che le persone infette sono 182, mentre 2.600 quelle tenute in quarantena. Ad oggi, 13 pazienti sono in condizioni gravi. Cauto ottimismo del governo, che continua a monitorare la situazione.

Seoul (AsiaNews/Agenzie) – Da tre giorni non si registrano nuovi casi di Mers in Corea del Sud. Lo ha dichiarato il Ministro della salute, ricordando che le vittime della febbre del Medio Oriente ammontano a 33, l’ultima delle quali un anziano di 81 anni che è deceduto oggi dopo aver contratto il morbo lo scorso 22 maggio. Le persone infette rimangono 182.

Da metà giugno – quando le infezioni giornaliere arrivavano spesso alla doppia cifra – si registra un calo costante nei nuovi casi, ma le autorità sanitarie rimangono caute e monitorano la situazione in modo costante. In un ospedale di Seoul, un paziente è venuto in contatto con migliaia di persone prima che gli fosse diagnosticato il morbo, il 22 giugno. Il periodo di incubazione per coloro che potrebbero essere stati infettati termina questa settimana.

Il Ministro ha continuato dicendo che, ad oggi, 13 pazienti rimangono in gravi condizioni, mentre 95 persone sono guarite dall’inizio del contagio e sono potute tornare a casa. Circa 2.600 persone sono tutt’ora tenute in quarantena, sia a casa propria che in strutture pubbliche.

La Sindrome respiratoria mediorientale è provocata dal Coronavirus e si presenta come una patologia molto simile alla Sars che – divampata nel 2003 – ha ucciso almeno un migliaio di persone. Tuttavia, il virus della Mers sarebbe di gran lunga più mortale del precedente: difatti il tasso di vittime si aggira attorno al 50%, rispetto al 10% della Sars.

L’epidemia in Corea del Sud è scoppiata lo scorso 20 maggio, quando il nuovo ceppo della malattia è stato diagnosticato ad un uomo di 68 anni di ritorno dal Medio Oriente. Nonostante le critiche e le richieste della popolazione, il governo guidato da Park Geun-hye ha mantenuto in questo periodo un atteggiamento di “totale riserbo” sulle identità delle vittime e persino sulla loro posizione geografica. Secondo i critici, in realtà Seoul ha cercato di “insabbiare” l’avanzare della malattia (come fece la Cina durante la crisi della Sars).

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