01/03/2021, 11.06
KIRGHIZISTAN
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Russia e Cina si contendono il Kirghizistan a suon di prestiti

di Vladimir Rozanskij

Putin ha promesso vaccini anti-Covid e 100 milioni di dollari. Aumentano i canali di comunicazione ferroviari e aerei con Mosca. Pechino dilata il tempo per sanare un debito di 5 miliardi di dollari e cerca licenze estrattive per la miniera di ferro di Dzhetim-Too.

Mosca (AsiaNews) La prima visita all’estero del nuovo presidente del Kirghizistan, Sadyr Zhaparov, è stata a Mosca per omaggiare Vladimir Putin. Il presidente russo si è complimentato con il nuovo collega, e ha promesso di ricambiare la visita con un viaggio nel Paese ex-sovietico, che per Zhaparov “è sempre pronto a collaborare con la Federazione Russa”. L’incontro, conclusosi il 24 febbraio, ha permesso di discutere della fornitura a Biškek dei vaccini Sputnik-V, e di un credito di 100 milioni di dollari concesso dal Cremlino all’alleato kirghiso.

Zhaparov ha anche incontrato una folta rappresentanza di emigrati kirghisi a Mosca, promettendo loro l’esclusione dalla “lista nera” dei migranti in Russia, in modo da ottenere normali visti di soggiorno. Il presidente kirghiso ha raccomandato ai suoi compaesani di rispettare le leggi russe, e ha comunicato l’accordo sull’aumento dei canali di comunicazione, ferroviari e aerei, che faciliteranno i rapporti tra i due Paesi.

I crediti e gli investimenti russi sono particolarmente necessari al Kirghizistan, per cercare di non soccombere totalmente alla crescita del debito nazionale, che in parte preponderante è nei confronti della Cina. Nell’insieme, il debito estero kirghiso raggiunge i 5 miliardi di dollari, dei quali oltre il 40% dipende dalla Banca di import-export della Cina. Nell’ultimo decennio la Cina ha realizzato nel Paese centrasiatico una serie di infrastrutture, nell’ambito della Belt and Road Initiative.

L’economia kirghisa è dunque dentro una fortissima crisi, dovuta anche alla tragedia del Covid-19. Nel 2020 il Pil del Paese è crollato dell’8,6%, e ciò mette in dubbio la possibilità di ripagare non soltanto i debiti, ma anche gli interessi. Nell’amministrazione kirghisa molti propongono di cedere parti degli attivi statali, come forma di pagamento. Lo stesso Zhaparov, in un’intervista all’agenzia Kabar del 13 febbraio, ha affermato che “se non pagheremo in tempo almeno una parte del debito, perderemo molti elementi del nostro patrimonio nazionale”. Egli ha incolpato di questa situazione i suoi predecessori, “ma se Dio vuole noi ci libereremo in tempo da questi debiti, abbiamo dei piani in proposito”.

Finora Pechino ha dimostrato ampia disponibilità ad allungare i termini di alcuni crediti del Kirghizistan, come di altri Paesi in una situazione simile, non in forma di beneficenza, ma imponendo forme piuttosto complesse di trattative in proposito. Uno degli oggetti di queste ultime sarebbe, secondo gli esperti, il giacimento ferrifero kirghiso di Dzhetim-Too, di cui Pechino vorrebbe ottenere i diritti esclusivi di estrazione.

Zhaparov è quindi chiamato a un compito improbo, nell’impostazione delle riforme economiche da lui promesse nella campagna elettorale dei mesi scorsi, e nel successo dell’altrettanto sbandierata campagna contro la corruzione. Non a caso, prima della visita a Mosca, Zhaparov ha avuto un colloquio telefonico con Xi Jinping, in cui sono stati messi in chiaro i limiti della libertà di iniziativa del presidente kirghiso, che peraltro è stato eletto in nome dell’orgoglio nazionalista e della denuncia delle politiche dei suoi predecessori, troppo asservite proprio agli interessi cinesi.

Sia Pechino che Mosca si attendono ora un ritorno del Paese centrasiatico a una maggiore stabilità politica e sociale, per potersi spartire ordinatamente le sfere di influenza e i settori economici e geopolitici di interesse dei due giganti, tra Vie della seta e Unioni eurasiatiche.

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