03/03/2011, 00.00
ASIA
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Rallenta l’aumento del traffico merci dall’Asia

Nel 2010 c’è stata una forte ripresa dei trasporti marittimi di merci, ma nel 2011 la crescita rallenta. L’espansione delle manifatture asiatiche sarà sempre meno assorbita da Usa ed Europa. Esperti: per proseguire lo sviluppo, Cina, India e altre economie emergenti devono aumentare il consumo interno.

Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) – Prosegue, ma rallenta la crescita del traffico di container, utilizzati per trasportare le merci via nave. Circa il 90% del commercio mondiale avviene via mare e nei 5 maggiori porti mondiali per container – Shanghai, Singapore, Hong Kong, Shenzhen e Busan - la crescita rallenta già dalla prima metà del 2010 e si prevede che la contrazione prosegua per tutto il 2011.

Dopo la crisi degli anni scorsi (vedi, sul commercio tramite container, AsiaNews del 15.9.2009, Crisi dei trasporti marittimi: migliaia di navi ferme al largo di Singapore), nel 2010 c’è stata una robusta ripresa dei commerci mondiali, anzitutto tramite container, guidata dal forte aumento dell’esportazione dei prodotti asiatici verso Stati Uniti ed Europa. Ma la disoccupazione negli Stati Uniti e la minima crescita dei Paesi europei spingono per un contenimento delle importazioni. A novembre il traffico di container è aumentato a Singapore del 3,8% rispetto al novembre 2009 (a gennaio 2010 c’era stato un aumento 4 volte maggiore) e a Hong Kong è salito del 10,5% (meno della metà rispetto all’aumento di gennaio 2010).

Il rallentamento della crescita preoccupa i Paesi asiatici perché indica come il loro sviluppo non potrà più fondarsi solo sul continuo incremento delle esportazioni, favorite dal basso prezzo dei loro prodotti, come è stato per decenni e come molti hanno sperato potesse tornare ad essere. Peraltro la ripresa del traffico dei container è rimasta a un livello inferiore rispetto ai dati pre-crisi e il settore rimane in difficoltà per il sovradimensionamento della disponibilità di container rispetto alle richieste. E’ significativo che, secondo accertamenti sul campo compiuti dall’agenzia Bloomberg lo scorso febbraio, il costo di nolo delle capesize, navi lunghe circa 350 metri per trasportare carbone e ferro, era sceso del 34% a una media di 22mila dollari al giorno, raggiungendo il livello più basso dal 2002.

Cina, India e molte altre economie asiatiche, hanno necessità di proseguire una forte espansione, per far uscire centinaia di milioni di persone dalla povertà e dal bisogno e rendere davvero fruibili servizi essenziali. Ma esperti osservano che il modello di sviluppo sempre meno potrà fondarsi sulle sole esportazioni. Altrimenti l’attività manifatturiera dell’Asia diminuirà, in modo graduale ma progressivo.

Una alternativa può essere l’aumento del consumo interno, specie in questi Paesi di miliardi di persone. Esperti stimano che i trasporti navali di merci verso Cina, India, Vietnam e altri mercati emergenti possa crescere del 7% annuo almeno fino al 2015, compensando una minor crescita verso le economia già sviluppate (stimata al 2%). Il 60% delle esportazioni asiatiche è tuttora destinato a Stati Uniti, Europa e Giappone.

Ma questo richiederà, insieme e in precedenza, una più equa distribuzione della ricchezza interna in questi Paesi, che finora ha favorito una minoranza con esclusione di centinaia di milioni di persone, soprattutto nelle zone rurali.

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