02/07/2019, 09.46
RUSSIA-VATICANO
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Putin e papa Francesco: un’amicizia basata su una ‘visione universale’

di Vladimir Rozanskij

Il presidente russo incontrerà il pontefice il 4 luglio. E’ la quinta volta che Putin si reca in Vaticano. A tema del colloquio: l’instabilità delle relazioni internazionali, la crisi in Medio Oriente, il destino della Siria, il problema del disarmo nucleare, la situazione dell’Iran. Lo “zar” difende la Chiesa Cattolica, “aggredita dalle ideologie liberali”. Vaticano neutrale verso il problema ucraino. Negli stessi giorni, l’udienza ai greco-cattolici ucraini.

Mosca (AsiaNews) - Alla vigilia della visita del presidente russo Vladimir Putin in Vaticano, che avrà luogo giovedì 4 luglio mattina, ci si chiede qual è il vero significato di questo incontro, e perché il presidente del più vasto Paese al mondo si rechi regolarmente (è la quinta volta in 20 anni) dal capo del Paese più piccolo del mondo, il Vaticano.

In un’intervista alla rivista russa Ogonek, l’ambasciatore russo presso la Santa Sede Aleksandr Avdeev, già ministro per la cultura del governo russo, ricorda che il papa “è la guida spirituale di un miliardo e trecento milioni di persone, che ritengono la parola del pontefice più importante anche dei dirigenti politici dei vari Paesi: l’estensione territoriale del Vaticano è inversamente proporzionale alla sua capacità di influenza sul mondo intero”.

Secondo Avdeev, l’ordine del giorno della visita sarà la più vasta possibile: “l’instabilità delle relazioni internazionali, la crisi in Medio Oriente, il destino della Siria, il problema del disarmo nucleare, la situazione dell’Iran”.

In realtà, il dialogo tra il presidente e il papa si prospetta molto intenso e interessante, “uno scambio di vedute filosofiche e politiche sul mondo tra il leader della Russia e il capo del cristianesimo cattolico”. È questa la vera chiave di lettura dell’evento: quella prospettiva di “visione universale” che rende la Russia e il Vaticano così sensibili l’uno all’altro. L’ambasciatore russo ricorda infatti gli scambi culturali degli ultimi anni, mostre e conferenze, confronti tra studiosi ed eventi per il grande pubblico, che hanno mostrato la sintonia tra il “padre spirituale” dell’Occidente e la “madre Russia” che vuole rappresentare l’Oriente. Papa Francesco ispira grandi simpatie in Russia per la sua stessa personalità, “a cui si debbono i grandi progressi nelle relazioni reciproche negli ultimi tempi”, ma soprattutto, afferma Avdeev, “è giunto il tempo in cui i cattolici non possono risolvere molti problemi e sfide aperte, senza tener conto della logica politica della Russia e dell’esperienza della nostra Ortodossia”.

Anche nella recente intervista di Putin al Financial Times, ripresa dai giornali di tutto il mondo, il presidente russo aveva preso le difese della Chiesa Cattolica, “aggredita dalle ideologie liberali”, proponendo il soccorso del cristianesimo “di Stato” della Russia. Come sostiene Avdeev, “il Vaticano è interessato alla stabilità e alla sicurezza in tutte le regioni del mondo, dove vivono i fedeli cattolici”, e gli interessi combaciano con quelli russi, a cominciare dalla Siria e dal Venezuela.

Per quanto riguarda lo spinoso problema dell’Ucraina, l’ambasciatore ricorda che “il Vaticano appoggia gli accordi di Minsk, prendendo le distanze da qualunque intromissione nella vita delle comunità ortodosse”. E questo nonostante gli uniati greco-cattolici che, secondo Avdeev, spesso “contraddicono gli appelli del Vaticano a evitare la politicizzazione della fede e l’ideologizzazione del gregge dei fedeli”.

La neutralità vaticana circa la questione ucraina, del resto, è stata confermata da un’intervista all’agenzia russa Tass del 28 giugno del cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, per il quale “la Chiesa Cattolica non può riconoscere una nuova Chiesa, finché essa non viene riconosciuta dalle altre; in nessun modo la Chiesa di Roma può essere la prima, perché questa sarebbe un’intromissione nel conflitto interno tra gli ortodossi”. Del resto, osserva Koch, “la neutralità non significa indifferenza: se una parte del corpo di Cristo soffre, soffrono tutte le membra”.

Per una particolare coincidenza, il giorno stesso della visita di Putin il papa riceverà anche i vertici della Chiesa Greco-cattolica ucraina, insieme all’arcivescovo maggiore di Kiev Svjatoslav Shevchuk. Gli uniati sottoporranno nuovamente a Francesco la richiesta di ottenere lo status di “Chiesa Patriarcale” e il titolo di patriarca per lo stesso Shevchuk, come del resto fanno da molti anni; nel contesto attuale, questo significa un’ulteriore tensione verso una Chiesa ucraina indipendente, magari in prospettiva di una fusione con la Chiesa ortodossa autocefala. Il papa dovrà rassicurare Putin anche a questo riguardo.

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