07/07/2020, 14.34
LIBANO
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Patriarca maronita: Libano aperto e neutrale, contro divisioni e violenze

di Fady Noun

Nell’omelia di domenica il card Raï ha posto le basi per una nuova fondazione del Paese dei cedri. Restituire la sovranità allo Stato e tutelarlo dagli attacchi dall’esterno. Un appello rivolto a tutto l’establishment politico e che non deve diventare slogan di parte. Oggi in missione a Roma il ministro libanese degli Esteri.

Beirut (AsiaNews) - Su quali orizzonti poggiano le quattro costanti formulate lo scorso 5 luglio dal patriarca maronita, il card Beshara Raï, nella sua omelia domenicale? Secondo una fonte bene informata e vicina al porporato, l’obiettivo della Chiesa maronita sembra essere quello di una aspirazione alla “neutralità” per il Libano e garantita sul piano internazionale. Una strategia che dovrà avvenire mediante una progressiva intensificazione degli appelli e richiamando voci di altre comunità. “Ecco perché - precisano queste fonti - l’omelia di domenica non deve essere considerata come un lamento in più, ma va inquadrata come aspirazione a diventare un discorso di fondazione”. 

Quali sono queste quattro costanti formulate dal capo della Chiesa maronita? Riassumendo, il patriarca Raï ha chiesto al capo dello Stato che sia “spezzato l’assedio imposto […] alla libera decisione sulla nazione”. Per chiarire, egli ha chiesto che sia ristabilita all’atto pratico la sovranità dello Stato, e non solo sotto il profilo nominale. Egli ha poi lanciato un appello all’Onu, alla comunità internazionale e alla comunità araba perché prendano atto di questa situazione e perché contribuiscano nel garantire la “neutralità” del Libano. Al terzo punto, il patriarca ha denunciato la classe politica per intero, che egli ritiene responsabile del crollo economico del Libano, pur facendo finta di nulla e cercando di dissimulare il proprio grado di responsabilità. Per ultimo, il porporato ha invocato la protezione dei protagonisti della protesta popolare del 17 ottobre e condannato al contempo gli attacchi giudiziari e di polizia contro gli attivisti da parte dei servizi di sicurezza.

“Per la prima volta - assicura la fonte sopracitata - il discorso del patriarca riflette una aspirazione a un cambio nazionale. Bisogna impedire che questa aspirazione sia fatta propria da un campo o dall’altro”. E di precisare che, per esempio, il patriarca Raï non chieda nello specifico la caduta del governo, ma si rivolge a tutto l’establishment politico e vada anche oltre al discorso sul disarmo di Hezbollah, che figura come un dettaglio nel contesto di una visione di insieme. “Ma una cosa è certa - commenta un vescovo maronita che chiede l’anonimato - non è più questione di tacere. Ci viene chiesto da anni di dire, nel modo più chiaro possibile, ciò che vogliamo. Abbiamo deciso di farlo, e se il patriarca andrà a Roma, ci andrà con uno dossier ben formulato”.

Facciamo inoltre notare che, rispetto a quanto detto in precedenza, non è programmato al momento alcun viaggio a Roma del patriarca. Per l’ex deputato Farès Souhai, l’omelia di domenica demarca “una grande svolta nella vita nazionale e in quella della Chiesa. Questo è il ritorno sul palcoscenico di un patriarca che si era un pochino eclissato per permettere a certe figure politiche e ai partiti rappresentativi dei cristiani di fare le loro prove”. “Con il calo di interesse verso queste personalità e dei partiti cristiani - aggiunge il responsabile di Rassemblement de Saydet el-Jabal, associazione nata per favorire il dialogo islamo-cristiano - la Chiesa ha deciso di riprendere il proprio ruolo e posto in qualità di garante della continuazione di un Libano che essa ha contribuito a creare un secolo fa. Il patriarca ha parlato di una legalità ipotetica e sa bene che il Libano non può restare in vita se, al suo interno, esiste un secondo stato che lo esaurisce economicamente e politicamente, sostituendosi al capo dello Stato come grande decisore della sua politica”. 

Fonti ecclesiastiche assicurano che si tratta di una pura coincidenza se l’omelia del patriarca arriva mentre il ministro degli Esteri Nassif Hitti è in missione a Roma. Quest’ultimo sarà ricevuto oggi da mons. Paul Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati. Sarà assai improbabile che i due uomini non parlino dello straordinario numero di crisi che si sono abbattute nel 2019 sul Libano, senza parlare dell’eco interno che possono avere gli enigmatici bombardamenti dei siti nucleari iraniani e il conto alla rovescia per l’annessione di Israele di parte della Cisgiordania.

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