09/09/2019, 08.52
IRAN
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Parlamentari iraniani: No alla repressione e agli arresti di giornalisti, attivisti e sindacalisti

Guidati dalla deputata Parvaneh Salahshouri, i membri del Majlis si sono appellati al capo della magistratura per chiedere la fine di arresti arbitrari e condanne. Fra le recenti condanne la cronista Marzieh Amiri e la sindacalista Atefeh Rangriz. All’articolo 27 la Costituzione iraniana sancisce le libertà sociali e di parola. 

Teheran (AsiaNews) - In un intervento al Parlamento iraniano la deputata Parvaneh Salahshouri (nella foto) ha criticato con forza le recenti ondate di repressione contro attivisti, giornalisti e sindacalisti a difesa dei diritti dei lavoratori che hanno portato a una serie di arresti. E insieme ad altri colleghi nel Majlis egli ha lanciato un appello al nuovo capo della magistratura Ebrahim Raisi, chiedendo di applicare lo stato di diritto e garantire la libertà di parola per tutti i cittadini. 

Il gruppo di parlamentari invoca, come primo atto, l’annullamento delle recenti condanne contro diverse personalità di primo piano della società civile, compresi giornalisti e attivisti arrestati durante la Festa dei lavoratori il Primo maggio scorso. “Di questi tempi - ha sottolineato Salahshouri, riformista ed ex leader della componente femminile in Parlamento - vi sono giovani donne in prigione che invocano giustizia”. 

Interpellata dal Center for Human Rights in Iran la leader politica ricorda che l’articolo 27 della Costituzione sancisce libertà sociali e di parola; tuttavia, “molte persone sono state incarcerate per aver avanzato richieste sindacali nel corso di una protesta nei pressi del Parlamento” durante la giornata internazionale di festa. “Alcune fra le donne arrestate - precisa - sono state rilasciate, ma un numero consistente languisce ancora in cella”. 

Fra le condanne dell’ultimo periodo vi è quella della giornalista Marzieh Amiri, cronista del quotidiano riformista Shargh, che dovrà scontare 10,5 anni in prigione e subire 148 frustate. Fra i capi di accusa contestati alla donna assemblea e collusione contro la sicurezza nazionale, disturbo della quiete pubblica e propaganda contro lo Stato.

Analoga la vicenda di Atefeh Rangriz, attivista per i diritti dei lavoratori, condannata a 11 anni e mezzo di prigione e 74 frustate in seguito all’arresto avvenuto il primo maggio scorso. Assieme a lei è stata arrestata Neda Naji, che al momento si trova rinchiusa nella prigione di Evin, alle porte della capitale, in attesa di processo. 

“Lancio un appello ai ministri dell’Intelligence e della giustizia - ha concluso la parlamentare - oltre che al capo della magistratura, perché mostrino la misericordia islamica verso queste persone che, nella loro passione giovanile, hanno promosso le proteste”. 

Nel suo intervento la leader riformista ha ricordato le parole di Ebrahim Raisi durante la cerimonia di insediamento, l’11 marzo scorso, per mano del grande ayatollah Ali Khamenei. Il capo della magistratura aveva sottolineato le preoccupazioni dell’opinione pubblica in merito agli arresti arbitrari e alle condanne per le attività di protesta pacifica o dissidenza. Tuttavia, a dispetto delle parole il capo della magistratura [appartenente alla fazione dei religiosi conservatori], già membro delle “commissioni della morte” che hanno ordinato l’omicidio extragiudiziale di migliaia di prigionieri nel 1988, non ha fatto nulla per modificare la situazione. 

All’indomani del suo intervento al Majlis la deputata, assieme ad altri 14 colleghi, ha inviato una lettera a Raisi ricordandogli che la partecipazione pacifica ad assemblee pubbliche o a manifestazioni non costituisce di per sé un crimine. Fra i firmatari della missiva vi sono anche Tayebeh Siavashi, Hamideh Zarabadi, Mahmoud Sadeghi, Elias Hazrati, Gholamreza Heydari, Ali Nobakht, Ghasem Mirzaie Nikoo, Abdolkarim Hosseinzadeh, Mostafa Kavakebian, Farajollah Rajabi, Mohammad Reza Tabesh, Bahram Parsaie, Alireza Rahimi e l’indipendente Ali Motahari.

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