03/02/2019, 12.32
VATICANO-YEMEN-EMIRATI
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Papa: Appello per i bambini dello Yemen, a poche ore dal viaggio ad Abu Dhabi

All’Angelus, papa Francesco chiede una preghiera “forte”, perché “perché sono dei bambini che hanno fame, sete, sono in pericolo di morte”. ““Il grido di questi bambini e dei loro genitori sale al cospetto di Dio”. “la profezia autentica è chiamata a pagare” un prezzo, che è “la fatica, il rifiuto, la persecuzione e la sconfitta”, come Gesù a Nazareth. Gli auguri per il Capodanno lunare ai popoli dell’estremo oriente. La Giornata per la vita, per “favorire le nascite”. Il Messaggio della pace dei ragazzi di Azione cattolica e il lancio di palloncini.

Città del Vaticano (AsiaNews) – A poche ore dal suo viaggio ad Abu Dhabi, primo pontefice nella penisola araba, all’appuntamento dell’Angelus, papa Francesco ha lanciato un appello per lo Yemen, Paese a soli 2mila km dall’emirato e vittima della guerra della coalizione a guida saudita, che comprende anche Abu Dhabi e vari Paesi arabi. Il pontefice ha messo in luce soprattutto “la crisi umanitaria nello Yemen”, dove “la popolazione è stremata dal lungo conflitto e moltissimi bambini soffrono la fame, ma non si riesce ad accedere ai depositi di alimenti”.

Nella guerra scoppiata nel marzo 2015, si fronteggiano gli Houthi, desiderosi di maggiore autonomia e sostenuti da Teheran, e la leadership sunnita del deposto presidente Abd Rabbuh Mansur Hadi, sostenuto da Riyadh. Tentativi di colloqui di pace e tregue sono sempre falliti. Nella guerra i sauditi attaccano perfino i convogli umanitari che cercano di giungere al porto di Hudaydah. Secondo le Nazioni Unite, finora la guerra ha fatto oltre 10mila morti e almeno 55mila feriti. In realtà, alcuni organismi indipendenti fissano il bilancio (fra gennaio 2016 e fine luglio 2018) a circa 50mila decessi. Fra le prime vittime vi sono i bambini, morti a causa delle bombe o per una gravissima malnutrizione. Di recente esperti Onu hanno affermato che almeno 14 milioni di yemeniti sono a rischio fame. “Il grido di questi bambini e dei loro genitori - ha continuato Francesco - sale al cospetto di Dio. Faccio appello alle parti interessate e alla Comunità internazionale per favorire con urgenza l’osservanza degli accordi raggiunti, assicurare la distribuzione del cibo e lavorare per il bene della popolazione. Invito tutti a pregare per i fratelli dello Yemen”. E ha intonato un’Ave Maria, recitata insieme ai pellegrini nella piazza san Pietro.

“Preghiamo forte – ha aggiunto – perché sono dei bambini che hanno fame, sete, sono in pericolo di morte”.

In precedenza, il papa ha commentato il brano del vangelo odierno (4 dom. per anno C, Luca, 4, 21- 30), che racconta del rifiuto che gli abitanti di Nazareth oppongono a Gesù, pretendendo che Lui faccia i miracoli compiuti a Cafarnao. “Dio – ha detto Francesco - vuole la fede, loro vogliono i miracoli; Dio vuole salvare tutti, e loro vogliono un Messia a proprio vantaggio”.

“Questo Vangelo – ha continuato - ci mostra che il ministero pubblico di Gesù comincia con un rifiuto e con una minaccia di morte, paradossalmente proprio da parte dei suoi concittadini. Gesù, nel vivere la missione affidatagli dal Padre, sa bene che deve affrontare la fatica, il rifiuto, la persecuzione e la sconfitta. Un prezzo che, ieri come oggi, la profezia autentica è chiamata a pagare. Il duro rifiuto, però, non scoraggia Gesù, né arresta il cammino e la fecondità della sua azione profetica. Egli va avanti per la sua strada (cfr v. 30), confidando nell’amore del Padre.

Anche oggi, il mondo ha bisogno di vedere nei discepoli del Signore dei profeti, cioè delle persone coraggiose e perseveranti nel rispondere alla vocazione cristiana. Persone che seguono la ‘spinta’ dello Spirito Santo, che le manda ad annunciare speranza e salvezza ai poveri e agli esclusi; persone che seguono la logica della fede e non del miracolismo; persone dedicate al servizio di tutti, senza privilegi ed esclusioni. In poche parole: persone che si aprono ad accogliere in sé stesse la volontà del Padre e si impegnano a testimoniarla fedelmente agli altri”.

Il papa ha poi ricordato che oggi in Italia si celebra la Giornata per la vita, dal titolo “E’ vita, è futuro”, per “per favorire le nascite” secondo modalità che coinvolgano “le istituzioni e le varie realtà culturali e sociali, riconoscendo la famiglia come grembo generativo della società”.

Egli ha anche voluto fare gli auguri al mondo orientale per il Capodanno lunare che si festeggia il 5 febbraio prossimo, sotto il segno del Maiale. “Il 5 febbraio – ha detto - nell’Estremo Oriente e in varie parti del mondo, milioni di uomini e donne celebreranno il capodanno lunare. Desidero salutare tutti cordialmente, augurando che nelle loro famiglie si pratichino quelle virtù che aiutano a vivere in pace con sé stessi, con gli altri e con il creato. Invito a pregare per il dono della pace, da accogliere e coltivare con il contributo di ciascuno”.

Infine, papa Francesco ha salutato i bambini dell’Azione cattolica della diocesi di Roma che, al termine di un mese dedicato al tema della pace (“La pace è servita”), gli hanno fatto visita. Un ragazzo e una ragazza, a fianco al pontefice alla finestra del suo studio, hanno letto un messaggio di pace e poi, loro e i ragazzi nella piazza, hanno lanciato dei palloncini, che Francesco ha detto essere “simbolo delle nostre preghiere per la pace nel mondo”.

Il papa ha concluso l’appuntamento dell’Angelus chiedendo preghiere per il suo imminente viaggio ad Abu Dhabi. La sua partenza da Roma è prevista alle 13.

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