27/09/2014, 00.00
VATICANO
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Papa: Anche la barca di Pietro oggi può essere sballottata, i gesuiti siano bravi rematori

Francesco presenzia alla solenne liturgia di ringraziamento in occasione del 200mo anniversario della ricostituzione della Compagnia di Gesù: “Nei tempi difficili e di crisi vengono tante tentazioni: fermarsi a discutere di idee, lasciarsi trasportare dalla desolazione, concentrarsi sul fatto di essere perseguitati e non vedere altro. Non facciamoci imbrigliare da queste tentazioni”.

Roma (AsiaNews) - Come la Compagnia di Gesù, "anche la barca di Pietro oggi può essere sballottata dalle onde della tempesta. La notte e il potere delle tenebre sono sempre vicini. Costa fatica remare. I gesuiti devono essere 'rematori esperti e valorosi': remate dunque! Remiamo a servizio della Chiesa. Remiamo insieme! Ma mentre remiamo - tutti remiamo, anche il Papa rema nella barca di Pietro - dobbiamo pregare tanto: «Signore, salvaci!», «Signore salva il tuo popolo!». Il Signore, anche se siamo uomini di poca fede ci salverà. Speriamo nel Signore! Speriamo sempre nel Signore!". Lo ha detto papa Francesco questo pomeriggio nella chiesa del Gesù, in occasione della liturgia di ringraziamento in occasione del 200mo anniversario della ricostituzione della Compagnia di Gesù, avvenuta nel 1814.

Nel corso della solenne liturgia, che comprende la recita dei Vespri e il canto del Te Deum, dopo la proclamazione del Vangelo e prima del rinnovo delle promesse da parte dei gesuiti presenti, papa Francesco ha ricordato la "persecuzione" subita dai gesuiti per opera dei "nemici della Chiesa" e ha detto: "In tempi di tribolazione e di turbamento si solleva sempre un polverone di dubbi e di sofferenze, e non è facile andare avanti, proseguire il cammino. Soprattutto nei tempi difficili e di crisi vengono tante tentazioni: fermarsi a discutere di idee, lasciarsi trasportare dalla desolazione, concentrarsi sul fatto di essere perseguitati e non vedere altro". Invece, prosegue il Papa, "mi ha molto colpito" leggere le lettere del p. Ricci (Generale dei gesuiti al tempo dello scioglimento, dal 1759 al 1774): "la sua capacità di non farsi imbrigliare da queste tentazioni e di proporre ai gesuiti, in tempo di tribolazione, una visione delle cose che li radicava ancora di più nella spiritualità della Compagnia".

L'atteggiamento "positivo" e la "volontà di ricostruzione" ha portato i gesuiti "a fare l'esperienza della morte e risurrezione del Signore. Davanti alla perdita di tutto, perfino della loro identità pubblica, non hanno fatto resistenza alla volontà di Dio, non hanno resistito al conflitto cercando di salvare sé stessi. La Compagnia - e questo è bello - ha vissuto il conflitto fino in fondo, senza ridurlo: ha vissuto l'umiliazione con Cristo umiliato, ha ubbidito. Non ci si salva mai dal conflitto con la furbizia e con gli stratagemmi per resistere". Non è mai l'apparente tranquillità ad appagare il nostro cuore, prosegue con forza Francesco, "ma la vera pace che è dono di Dio. Non si deve mai cercare il «compromesso» facile né si devono praticare facili «irenismi»".

Questo perché "solo il discernimento ci salva dal vero sradicamento, dalla vera «soppressione» del cuore, che è l'egoismo, la mondanità, la perdita del nostro orizzonte, della nostra speranza, che è Gesù, che è solo Gesù". Guardare a se stessi riconoscendosi peccatori, aggiunge subito dopo il pontefice, "evita di porsi nella condizione di considerarsi vittime davanti a un carnefice. Riconoscersi peccatori, riconoscersi davvero peccatori, significa mettersi nell'atteggiamento giusto per ricevere la consolazione".

Dopo aver ripercorso questo cammino "di discernimento e di servizio" da parte dei gesuiti, Francesco ricorda come la Compagnia, anche davanti alla sua stessa fine, "è rimasta fedele al fine per il quale è stata fondata. Per questo Ricci conclude con una esortazione a mantenere vivo lo spirito di carità, di unione, di obbedienza, di pazienza, di semplicità evangelica, di vera amicizia con Dio. Tutto il resto è mondanità. La fiamma della maggior gloria di Dio anche oggi ci attraversi, bruciando ogni compiacimento e avvolgendoci in una fiamma che abbiamo dentro, che ci concentra e ci espande, c'ingrandisce e ci rimpicciolisce".

Grazie a questa esperienza, come insegna il profeta Tobi, "impariamo che Dio è misericordioso, Dio corona di misericordia. Dio ci vuol bene e ci salva. A volte il cammino che conduce alla vita è stretto e angusto, ma la tribolazione, se vissuta alla luce della misericordia, ci purifica come il fuoco, ci dà tanta consolazione e infiamma il nostro cuore affezionandolo alla preghiera. I nostri fratelli gesuiti nella soppressione furono ferventi nello spirito e nel servizio del Signore, lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera (cfr Rm 12,13). E questo ha dato onore alla Compagnia, non certamente gli encomi dei suoi meriti. Così sarà sempre".

La nave della Compagnia, sottolinea Francesco, "è stata sballottata dalle onde e non c'è da meravigliarsi di questo. Anche la barca di Pietro lo può essere oggi. La notte e il potere delle tenebre sono sempre vicini. Costa fatica remare. I gesuiti devono essere «rematori esperti e valorosi» (Pio VII, Sollecitudo omnium ecclesiarum): remate dunque! Remate, siate forti, anche col vento contrario! Remiamo a servizio della Chiesa. Remiamo insieme! Ma mentre remiamo - tutti remiamo, anche il Papa rema nella barca di Pietro - dobbiamo pregare tanto: «Signore, salvaci!», «Signore salva il tuo popolo!». Il Signore, anche se siamo uomini di poca fede ci salverà. Speriamo nel Signore! Speriamo sempre nel Signore!".

Prima di concludere la sua omelia, Francesco parla anche dei gesuiti contemporanei: "Oggi la Compagnia affronta con intelligenza e operosità anche il tragico problema dei rifugiati e dei profughi; e si sforza con discernimento di integrare il servizio della fede e la promozione della giustizia, in conformità al Vangelo. Confermo oggi quanto ci disse Paolo VI alla nostra trentaduesima Congregazione generale e che io stesso ho ascoltato con le mie orecchie: «Ovunque nella Chiesa, anche nei campi più difficili e di punta, nei crocevia delle ideologie, nelle trincee sociali, vi è stato e vi è il confronto tra le esigenze brucianti dell'uomo e il perenne messaggio del Vangelo, là vi sono stati e vi sono i gesuiti»". Queste, conclude il Papa, "sono parole profetiche del futuro Beato Paolo VI". 

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