31/08/2018, 11.43
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P. Luca del Bo: A scuola dai Fratelli musulmani che islamizzano i giovani (II)

di Luca Del Bo

Per conoscere l’islam “dall’interno”, il missionario del Pime ha frequentato un istituto in Francia che ha come progetto l’islamizzazione e la fondazione del califfato, ma in maniera non violenta. Giovani musulmani, in crisi con la loro fede, frequentano la scuola per rafforzare la loro identità. Il velo, la barba, il cibo halal i segni esterni, distintivi della testimonianza musulmana.

Roma (AsiaNews) – P. Luca Del Bo, missionario Pime in Camerun, vive nel nord del Paese, dove insieme ad altri cristiani e agli imam del luogo aiuta i giovani a non seguire il fascino dell’islam fondamentalista e violento di Boko Haram. Qui la seconda parte della sua esperienza, a contatto con una scuola islamica a Parigi. Per la prima parte, vedi qui.

Per continuare il lavoro sul dialogo con l’islam, ho deciso di formarmi a Parigi, anche per rafforzare il mio francese. Ho trovato due possibilità: una era la facoltà islamica; l’altra era un istituto privato (Istituto europeo per le scienze umane).

Volevo capire l’islam dall’interno, spiegato da un musulmano: non volevo che fosse un prete a spiegarmi la fede degli altri. Allo stesso modo, per capire il cristianesimo, bisogna che un musulmano si rivolga a un cristiano, non a un altro musulmano. Con i miei confratelli del Pime abbiamo deciso di scartare la facoltà islamica perché ci sembrava fondamentalista. L’Istituto privato sembrava più aperto, ma si è rivelato essere un insieme di scuole gestite dai Fratelli Musulmani (FM). Nel loro passato, i FM hanno una storia di violenze, ma il ramo che sostiene la scuola da me frequentata ha un progetto politico non violento di islamizzazione. L’obiettivo è comunque l’islamizzazione e l’erezione di un Califfato nel mondo.

Tale islamizzazione inizia col formare la base, partendo dal basso, fino ad arrivare ai vertici a livello politico. A scuola questo viene espresso con chiarezza, presentandolo come il progetto dell’islam, tout court. Io ed alcuni musulmani abbiamo domandato in modo diretto se la scuola è sostenuta dai FM. Loro ci hanno risposto che essa è stata fondata dai FM, ma che ora è indipendente e non ha più collegamenti diretti. In ogni caso, come principi essi seguono quelli di Hassan al-Banna, il fondatore dei FM, del quale si studiano i testi; come pure quelli di  Sayyid al-Qutb, che è stato il teologo dei FM.

La scuola offre corsi di arabo, riconosciuti anche dallo Stato francese, e teologia musulmana spiegata in arabo e francese. Insegnano anche finanza islamica, molto interessante perché tratta della gestione degli affari, delle eredità, ecc.  secondo la sharia.  Si propone anche di formare gli imam per l’Europa, ma per questo aspetto la scuola non è ancora riconosciuta dallo Stato e si appoggiano a un corso riconosciuto all’Institute Catholique. La Francia chiede che gli imam che esercitano nel Paese conoscano il diritto francese, che per certi aspetti si contrappone alla sharia. Mi è sembrato che lo si insegni ma solo per “passare l’esame”, senza crederci.

L’islamizzazione e il “vero islam”

L’islamizzazione avviene anzitutto attraverso l’educazione. A scuola presentano la sharia, con hadith, il Corano, la giurisprudenza e facendo questo rafforzano le persone che assistono a queste lezioni, che sono soprattutto giovani. Questi vogliono riscoprire la loro identità e cercano argomentazioni per fondare la loro fede. Al presente l’identità islamica è in crisi. Questi giovani hanno bisogno di ritrovare la loro identità e il valore della loro fede. Per questo frequentano la scuola, dove insegnano loro l’amore e l’imitazione per il profeta, il ritorno alle origini. Alle ragazze insegnano a portare il velo, a coprire le forme; ai ragazzi di far crescere la barba. Vivendo così, imitando il profeta (per gli uomini) e le mogli del profeta (per le ragazze), e vivono il “vero islam”.

È curioso sentir parlare sempre di “vero islam”. Quando ci sono attentati terroristi, dicono: “Quello non è vero islam; il vero islam è pace e misericordia”. Essi dicono che quell’islam dei terroristi non è vero perché è violento, cerca di scioccare la gente: il profeta non ha mai scioccato nessuno, neanche quando ha proposto l’islam. Citando delle hadith sostengono che, piuttosto di scioccare qualcuno, il profeta lasciava l’altro nella sua convinzione religiosa.

Non è “vero islam” neanche quello che va fuori dall’islam tradizionale, quello che oggi è chiamato “islam illuminato”, un islam che cerca di modernizzarsi leggendo in modo critico le hadith, il Corano, rifiutando l’interpretazione letterale.

Non è “vero islam” neppure quello spirituale (sufismo). Il “vero islam” è quello dei due periodi di d’oro, quello dei “quattro califfi ben guidati” e quello della dinastia abbaside. Per loro bisogna tornare a questo islam. L’islam moderno fa del male all’islam; quelli che propongono un’interpretazione moderna e aperta dell’islam non vengono considerati musulmani. Citando delle hadith, dicono che questa gente deve essere uccisa, prima ancora di cristiani ed ebrei, perché sono loro a fare il vero male dell’islam. Quelli che criticano le hadith e le mettono in discussione non sono dei veri musulmani, anzi non li chiamano neanche musulmani.

Questo stile di formazione è proprio quello dei FM, anche se i responsabili della scuola lo negano. Si insiste molto sulla tradizione, e anche sull’abbigliamento. Formare per loro significa insegnare come un musulmano deve vestirsi, come deve comportarsi. Ad esempio, per loro i musulmani non devono frequentare troppo a lungo persone non-islamiche. Nel corso di teologia musulmana si danno queste indicazioni: non frequentare gruppi di non-musulmani se non è necessario; abbassare lo sguardo e non guardare negli occhi; l’abbigliamento giusto per la donna (non mostrare le curve e portare il velo, ma non coprendo il viso); il cibo deve essere halal (puro); altri prodotti devono essere bio. Sul cibo c’è una forte sensibilizzazione: è uno dei temi più importante. Per gli uomini far crescere la barba senza baffi non è obbligatorio, ma è un atto di amore verso il profeta; l’uomo non può portare decorazioni d’oro. Insistono molto sul comportamento, il modo di vivere, sulla necessitò di testimoniare la propria fede anche all’esterno.

(Fine della seconda di tre parti)

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