10/07/2020, 11.59
CINA-VATICANO
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Mons. Jia Zhiguo: La Chiesa deve essere aperta a tutti, anche ai minori di 18 anni

di Wang Zhicheng

Il ricatto delle autorità di Jinzhou: puoi riaprire le chiese – dopo la pandemia - se vieti l’entrata ai minori. Mons. Jia Zhiguo, 83 anni, è vescovo dal 1980 ed è responsabile di una comunità di oltre 150mila fedeli, con un centinaio di sacerdoti e altrettante suore. Il governo vuole sequestrare l’orfanotrofio per i bambini disabili, ospitati nella casa del vescovo. Il saluto di Benedetto XVI.

Pechino (AsiaNews) – “La Chiesa deve essere aperta a tutti, anche ai minori di 18 anni”: è la risposta di mons. Giulio Jia Zhiguo, vescovo sotterraneo di Zhengding (Hebei, circa 300 km a sud-ovest di Pechino), alla proposta delle autorità di Jinzhou, che gli avrebbero permesso di riprendere le attività in chiesa, dopo la quarantena per il coronavirus, a condizione di vietare l’ingresso ai giovani minori di 18 anni.

A causa della pandemia da Covid-19, tutte le chiese in Cina sono rimaste chiuse fin dalla fine di gennaio. Agli inizi di giugno le autorità hanno dato il permesso di aprirle pur con diverse condizioni di sicurezza.

Il Fronte Unito, che gestisce le attività religiose, ha però usato la riapertura delle chiese come ricatto verso la diocesi di Zhengding, che è riconosciuta dalla Santa Sede, ma non dal governo.

La condizione di vietare la presenza in chiesa e ogni catechesi ai minori di 18 anni si sta diffondendo in Cina a partire dal varo dei Nuovi regolamenti sulle attività religiose (1° febbraio 2018). Molti vescovi ufficiali e sotterranei hanno fatto notare che il divieto è contrario alla costituzione cinese, la quale afferma il diritto alla libertà religiosa senza limiti di età. Ma il divieto è divenuto uno strumento di soffocamento della fede, proprio mentre la società assiste a una forte rinascita religiosa.

Il divieto per i minori di 18 anni è citato espressamente nei documenti per il riconoscimento governativo del personale religioso (vescovi e preti) e per la registrazione dei luoghi religiosi. Molti vescovi, desiderosi del riconoscimento ufficiale, hanno firmato tale documento, con cui divengono funzionari di Stato, responsabili dell’attuazione di tale divieto. Altri hanno firmato sperando di poter aggirare la norma.

Mons. Jia è stato chiaro, dicendo che “la Chiesa è aperta a tutti”, ma in tal modo rischia che tutte le chiese sotterranee della diocesi rimangano chiuse.

Mons. Jia Zhiguo, 83 anni, è vescovo dal 1980 ed è responsabile di una comunità di oltre 150mila fedeli, con un centinaio di sacerdoti e altrettante suore.

Da lunghi anni, mons. Jia ospita nell’episcopio una casa di accoglienza per bambini e giovani disabili, abbandonati dalle famiglie o frutto delle restrizioni passate legate alla legge sul figlio unico. Il vescovo li cura personalmente insieme ad alcune suore. In passato l’opera era stata elogiata anche dal governo, oltre che da personalità internazionali.

Per spingere il vescovo a firmare il documento di riconoscimento, le autorità di Jinzhou hanno minacciato di sequestrare l’orfanotrofio, perché né lui, né le suore possono servire i bambini disabili senza essere registrati. Il governo ha già spostato in altra sede i bambini più grandi, lasciando nella casa del vescovo i più piccoli. Le autorità hanno spiegato che essi vogliono “acquistare” l’orfanotrofio, sebbene non siano disposti a versare alcuna somma di denaro. Anzi, essi si impossesserebbero pure di tutte le donazioni che annualmente arrivano all’orfanotrofio. Se le suore non si registrano, esse non potranno prendersi cura dei bambini e saranno cacciate per tornare nei loro luoghi di origine.

Mons. Jia Zhiguo, ha passato più di 15 anni in prigione. Dal 1980, da quando è vescovo sotterraneo, subisce di continuo arresti e sequestri durante i quali è sottoposto a sessioni politiche. Egli vive nel suo episcopio sotto un controllo continuo 24 ore su 24.

Nel 2010, liberato dopo un periodo di prigionia, mons. Jia ha ricevuto un messaggio di saluto e di stima da parte di Benedetto XVI.

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