07/04/2020, 07.16
AUSTRALIA-VATICANO
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Liberato il card. George Pell. La Corte suprema revoca la condanna per abusi sessuali

Nel 2018 il porporato era stato condannato a 6 anni di prigione. Appena prosciolto egli ha detto di aver “sofferto per una profonda ingiustizia”, ma anche di non avere “cattiva volontà” verso il suo accusatore e di non volere aggiungere “ferite e amarezze” ai sentimenti di tanti. In tutti questi anni, il Vaticano ha sempre mantenuto la presunzione di innocenza per il card. Pell.

Brisbane (AsiaNews) – Il card. George Pell è stato liberato dalla prigione di Barwon, dove stava scontando una pena di 6 anni per abusi sessuali. Quest’oggi la Corte suprema dell’Australia lo ha dichiarato innocente dei crimini a lui attribuiti.

Il porporato, 78 anni, già Segretario dell’economia in Vaticano, è la personalità di più alto grado nella gerarchia cattolica ad aver subito queste accuse.

In una dichiarazione resa pubblica poco tempo dopo la sentenza della Corte, il card. Pell ha sottolineato di aver “sofferto per una profonda ingiustizia”, riparata oggi con la decisione unanime della Corte. Egli ha anche detto di non avere “cattiva volontà” verso il suo accusatore e di non volere aggiungere “ferite e amarezze” ai sentimenti di tanti.

Il processo al card. Pell è avvenuto mentre in Australia emergevano innumerevoli accuse e denunce verso sacerdoti e suore implicate in abusi, anche sessuali. Per tanti sostenitori del porporato, egli sembrava dover ricoprire il ruolo di capro espiatorio. Altri mettono in luce che con queste accuse egli è stato emarginato dal gruppo che doveva riformare l’economia in Vaticano, lasciando mano libera a coloro che invece volevano utilizzare per fini meno nobili le strutture finanziarie della Santa Sede.

Nella dichiarazione, il card. Pell afferma: “Il mio processo non era un referendum sulla Chiesa cattolica, né un referendum sul modo in cui le autorità della Chiesa in Australia hanno fronteggiato il crimine di pedofilia nella Chiesa. Il punto era solo se io avevo o no commesso quei crimini orribili, e io non li ho commessi”.

Il card. Pell era stato accusato nel 2017 e condannato due anni fa per un fatto avvenuto negli anni ’90: avrebbe abusato di due chierichetti nella sacrestia, subito dopo la messa domenicale nella cattedrale di St Patrick a Melbourne. Unico accusatore era uno dei due ex chierichetti; l’altro era morto nel 2014 e aveva ritrattato le accuse prima di morire.

Nel 2018, la Corte di Victoria ha condannato il porporato, non all’unanimità. Ma i legali del card. Pell hanno voluto appellarsi dicendo che tale Corte non aveva preso in considerazione le prove he scagionavano il loro assistito.

Finalmente, oggi, la Corte suprema, dopo quasi un mese dall’audizione, ha emesso la sentenza in modo unanime. Essa ha messo in luce che la Corte di Victoria non ha preso in considerazione “la ragionevole possibilità che l’offesa non fosse avvenuta” e non ha guardato alle contraddizioni che c’erano fra alcune testimonianze e il resoconto dell’accusatore. Per questo il card. Pell viene scagionato totalmente dalle accuse.

In tutti questi anni, il Vaticano ha sempre mantenuto la presunzione di innocenza per il card. Pell, fino a conclusione di tutti gli stadi della giustizia.

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