22/09/2010, 00.00
INDIA
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Leader indù: No a nuove violenze per la Babri Masjid a Ayodhya

di Nirmala Carvalho
Cresce l’attesa per la sentenza che deciderà sulla distruzione della moschea Babri a Ayodhya. Ma un emergente leader del Partito Bharatiya Janata, nazionalista indù, rassicura che ora l’obiettivo è il progresso comune, non le questioni religiose.

Mumbai (AsiaNews) – C’è grande attesa nell’intera India per la sentenza del 24 settembre sulla piccola fetta di terreno (circa 32 per 36 metri) dove sorgeva la  Babri Masjid (moschea) demolita il 6 dicembre 1992 e dove ora c’è un provvisorio tempietto indù. Qui nel 1991 sono iniziati gravi scontri inter-religiosi che hanno insanguinato l’intera regione. AsiaNews parla con l’avvocato Ashish Shelar, leader emergente del Bharatiya Janata Party, nazionalista indù, e membro della Brihanmumbai Municipal Corporation (BMC), che esclude nuove violenze.

Ad AsiaNews, egli spiega la volontà “di assicurare pace e serenità, qualunque sia la decisione. Se il verdetto ci sarà favorevole festeggeremo con moderazione, altrimenti faremo appello. Non ci saranno comunque proteste o violenze. La nostra è una democrazia,  noi operiamo in modo democratico”. “Come consigliere dell’amministrazione e leader del Bjp, sono impegnato a mantenere l’unità e l’integrità della Nazione”.

Il Rāmcharitmānas o Lago delle gesta di Rām, testo amato dagli indù, indica in Ayodhya (Uttar Pradesh, Up) la città natale del dio Ram, considerato incarnazione di Vishnu. Qui, nel 1528, Mir Baqi, al servizio di Babar (1483-1530), iniziatore della dinastia mughal, costruisce la Babri Masjid, sulle rovine - si sostiene - di un tempio indù demolito per l'occasione. Da secoli il luogo è conteso dai fedeli delle 2 religioni.

Nel 1990 il Vishva Hindu Parishad (o Vhp, Congresso mondiale indù) e il Bharatiya Janata Party (Bjp) indicono uno speciale pellegrinaggio, con l'intento di arrivare ad Ayodhya il 30 ottobre  in occasione di una festa indù. La marcia avviene attraverso vari Stati tra grandi problemi di ordine pubblico. La processione arriva ad Ayodhya durante la Parikramā, con tensioni e scontri con la polizia, estremisti assaltano la moschea senza riuscire a demolirla. Tra settembre e novembre, negli scontri muoiono quasi 600 persone. Nel luglio del 1992 il Vhp fissa per il 6 dicembre una nuova cerimonia. La mattina del 6, dopo qualche intervento di politici, gruppi estremisti danno l'assalto alla moschea: tra le 15 e le 17, le tre cupole crollano sotto gli occhi delle telecamere, senza che la polizia intervenga. La notte stessa, un tempietto provvisorio viene collocato nell'area. Il giorno dopo, il governo centrale scioglie i governi di quattro stati guidati dal Bjp, arresta per qualche giorno i leader di Bjp e Vhp e mette al bando i gruppi radicali indù e musulmani. Nelle agitazioni che seguono, tra il 6 e il 13 dicembre muoiono 1200 persone. Tra il dicembre 1992 e il gennaio 1993, Mumbai è teatro di gravi disordini: il numero complessivo è di 2mila vittime, soprattutto musulmani.

Ashish Shelar riconosce che “per il tempio Ram Janmbhoomi si agitano forti sentimenti”, ma ripete che “ogni cosa sarà fatta nel rispetto della Costituzione”, in modo democratico e rivolgendosi alla magistratura. “La nuova giovane leadership del Bjp è del tutto orientata verso il progresso e lo sviluppo, vogliamo ottenere che maggiore istruzione e tenore di vita per ognuno, anche chi è emarginato”.

“Abbiamo discusso a lungo il verdetto su Ayodhya, a ogni livello del nostro partito, abbiamo fatto incontri, è la posizione è unanime: se il verdetto ci sarà sfavorevole, faremo appello”. Egli ammette che ci sono stati problemi, ma sottolinea che “ora noi abbiamo imparato dai nostri errori, ora siamo andati oltre gli obiettivi religiosi, la nostra attenzione è per lo sviluppo e il progresso”. “La violenza non è una soluzione. Nessuna questione religiosa è stata mai risolta con la violenza. Noi leader politici abbiamo una responsabilità e dobbiamo proteggere la nostra gente e garantire la legge e l’ordine e mantenere la pace sociale”.

L’avvocato Shelar è attivo in molte questioni sociali, dà voce ai miseri e difende in modo legale i diritti dei cittadini. A Natale ha organizzato un programma di Carole Natalizie che ha coinvolto oltre 4mila persone, tra cui cantanti islamici.

Il Comitato di azione per la Babri Masjid e altri gruppi islamici insistono che la demolizione della moschea è stata illegale e i musulmani sono stati cacciati da quella fetta di terra in modo violento.

Ora si attende la sentenza, nel timore che, al di là delle convinzioni e dell’impegno di leader come Shelar, ci siano ancora frange estremiste, da entrambe le parti, pronte alla violenza, nel nome della religione.

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