26/11/2020, 12.20
ISRAELE - PALESTINA
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La maggioranza dei palestinesi non crede a Israele, scettici sulla ripresa delle relazioni

È quanto emerge da un sondaggio effettuato dallo studioso ed esperto cristiano Nabil Kukali, di Pcpo. L’81% non crede “a vario titolo”, il 59% contrario a riallacciare i rapporti ma solo il 52% ostile ai negoziati di pace. Il motivo che spinge alle relazioni è la speranza di migliorare una situazione economica “cattiva”.

Gerusalemme (AsiaNews) - La maggioranza dei palestinesi mostra “sfiducia” e non crede alle promesse fatte dal governo israeliano, che assicura di voler osservare tutti gli accordi sottoscritti con l’Autorità palestinese (Ap). Al contempo, resta la convinzione che, un giorno, essi potranno godere di uno Stato “sovrano e indipendente”, con Gerusalemme est come capitale. È quanto emerge da un sondaggio (il numero 206) pubblicato il 23 novembre scorso da Nabil Kukali, cristiano palestinese, già professore di statistica all’Università di Hebron, presidente e fondatore dell’istituto di ricerca Palestinian Center for Public Opinion (Pcpo). L’inchiesta, spiega l’autore, era incentrata sulla scelta della leadership palestinese di “riallacciare le relazioni con Israele”, interrotte a maggio in seguito alla decisione israeliana di annettere il 30% dei territori della Cisgiordania, con il sostegno dell’amministrazione (uscente) Usa. 

Il sondaggio è stato effettuato fra il 19 e il 22 novembre su un campione di 516 intervistati appartenenti a varie fasce di età e di estrazione sociale, provenienti da Cisgiordania, Gerusalemme est e la Striscia di Gaza. Dai risultati emerge una frattura fra quanti concordano con la ripresa delle relazioni e la collaborazione in tema di sicurezza, e quanti sono contrari, dove questi ultimi sono maggiori dei primi. 

In particolare, l’81% dei palestinesi interpellati non crede “a vario titolo” agli impegni presi da Israele e al suo rispetto degli accordi sottoscritti con la Ap. Il 59% è contrario alla ripresa delle relazioni, mentre il 39% si dice favorevole. Il 55% non intende riallacciare i rapporti per quanto concerne il coordinamento in materia di sicurezza, mentre il 40% ritiene che sia la decisione giusta da intraprendere. Infine, il 52% è ostile alla ripesa dei negoziati di pace con Israele, a fronte di un 43% che lo ritiene un passo importante per tutta la regione. 

Lo studioso cristiano sottolinea in particolare le ragioni che muovono i palestinesi favorevoli alla ripresa delle relazioni con Israele. Il 26,9% degli interpellati lo farebbe per “migliorare la situazione economica”, il 9,4% “per la pace e la stabilità” e il 16,9% “per ottenere il permesso di lavoro in Israele”. Solo l’8,8% dice di volerlo per “rimuovere l’assedio su Gaza e aprire i valichi” con la Striscia. Il tema economico resta poi la principale preoccupazione per i palestinesi, il 61% dei quali definisce “cattiva” la propria situazione, il 32% “media” e solo il 7% la ritiene “buona”. 

Commentando i risultati Nabil Kukali spiega che “dietro il coraggioso passo” dell’Autorità palestinese di riallacciare le relazioni “vi è una lettera del governo israeliano, in cui conferma la propria volontà di ottemperare a tutti accordi sottoscritti con la Ap”. Tuttavia la maggioranza dei palestinesi, conclude, “in questo sondaggio ha mostrato sfiducia verso le intenzioni di Israele, perché le sue azioni sono in realtà di gran lunga diverse rispetto alle parole e alle promesse”.

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