03/04/2020, 11.22
PAKISTAN
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Karachi, povero padre di famiglia si suicida: temeva di essere infetto da coronavirus

di Shafique Khokhar

A causa delle restrizioni imposte dal governo, era stato licenziato e si era ammalato. Lavorava a una pompa di benzina e guadagnava 600-700 rupie /meno di 5 dollari) a giornata. Post mortem, si è scoperto che non era affetto da coronavirus. Ma la famiglia non aveva i soldi per andare dal dottore. La parrocchia garantirà il cibo e l’educazione alla famiglia del defunto.

Karachi (AsiaNews) – Sarfaz Masih, 35 anni, si è suicidato impiccandosi a Mehmoodabad (provincia del Sindh): aveva timore di aver preso il coronavirus, ma era soprattutto povero.

Masih era l’unico salariato in famiglia: lavorava a una pompa di benzina, guadagnando 600-700 rupie (meno di cinque dollari) ed era pagato a giornata.

Il 22 marzo scorso, a causa delle restrizioni imposte dal governo del Sindh per prevenire i contagi da coronavirus, lui ed altri impiegati al distributore sono stati licenziati perché non c’era lavoro.

Lo stesso giorno del suo licenziamento egli si è ammalato. Avendo raffreddore e febbre, il dottore gli ha consigliato di stare in casa, ma isolato dal resto della famiglia, perché quelli erano i sintomi da Covid-19. Masih, temendo di essere infetto, ha cercato di stare lontano dalle sue due figliolette e da sua moglie, che è incinta al nono mese di due gemelli.

Rimanendo per lunghi giorni in isolamento, Sarfraz non migliorava e ha cominciato a perdere la speranza di guarire, temendo per il futuro.

Sua moglie Maria continuava a dirgli che sarebbero andati da un altro dottore per avere un’altra opinione, ma non avevano soldi e rimandavano la visita. Fra spese per la preparazione del parto, affitto e cibo, i soldi che avevano erano già finiti.

Forse con la paura di poter infettare la sua famiglia, o con la preoccupazione per il futuro economico buio, nelle prime ore del 28 marzo egli si è ucciso impiccandosi nella sua stanza.

Aijaz Khan, ufficiale della Station House di Mehmoodabad, con un’analisi post mortem ha dichiarato che Sarfaz non era affetto da Covid-19 e si era suicidato solo per paura. Non essendo infetto, il suo funerale si è svolto in modo normale alla Bethel Church of Pakistan.

Un membro della Commissione nazionale di Giustizia e pace di Karachi, la sig.ra Saba Mushtaq, ha informato dell’accaduto i padri Edward e Shakeel della parrocchia di S. Paolo, che hanno assicurato che si prenderanno cura della famiglia di Sarfaz per quanto riguarda il cibo e l’educazione dei bambini. La sig.ra Saba ha incontrato i familiari e i genitori di Maria, e ha detto che troverà un aiuto finanziario per lei, che deve partorire.

L’attivista sociale Ayaz Morris, oppresso dalla tristezza per la morte di Sarfaz, spinge i politici e i leader cristiani a “uscire dalla loro quarantena e dal loro isolamento, per stare con la gente”.

“Il suicidio di quest’uomo – dice – in questa speciale situazione rivela in modo preciso il disordine e il fallimento delle nostre comunità. In futuro è necessario per la Chiesa e altri leader impegnarsi di più nello sviluppo sociale, organizzando un sistema che aiuti la gente nell’educazione e perfino nel sostegno economico”.

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