13/09/2006, 00.00
THAILANDIA
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Insegnanti thai nel sud imparano l'uso delle armi

Nelle province meridionali corsi di tiro e armi a buon prezzo per i professori, frequenti bersagli dei ribelli islamici. Lo Stato è stato finora incapace di fermare la crescente violenza.

Bangkok (AsiaNews/Agenzie) – L'insegnamento è una delle professioni più "pericolose" nella Thailandia meridionale, con 44 morti dal 2004 per bombe e proiettili dei rivoltosi islamici. Così gli insegnanti hanno deciso di imparare l'uso delle armi.

Nella base navale Chulabhorn, provincia di Narathiwat nel Golfo di Thailandia, 100 insegnanti di scuole pubbliche, uomini e donne soprattutto buddisti, prendono lezioni e dicono che per fare il loro lavoro è "essenziale" portare un'arma.

Dal gennaio 2004 nelle meridionali province di Yala, Pattani e Narathiwat – le sole a maggioranza islamica in una Nazione a prevalenza buddista – sono continue le violenze dei rivoltosi islamici e gli scontri con le forze dell'ordine, con oltre 1.700 vittime.

Sanguan Jintarat, capo dell'Associazione degli insegnanti che si occupa dei 15 mila maestri delle province meridionali "a rischio", dice che "la scelta è tra avere un'arma o morire". Migliaia di professori ora portano un'arma, molti anche senza ancora avere ottenuto il permesso per lungaggini burocratiche – spiega Sanguan – e centinaia hanno chiesto l'autorizzazione. Sono preferite le pistole, facili da portare e più maneggevoli dei fucili. Le forze armate vendono loro pistole Steyr da 9 mm. per 18 mila bath (circa 480 dollari Usa), un quarto del prezzo di mercato.

Srisompob Jitipirmosri, professore di Scienze politiche all'università Principe di Songkhla nel Pattani, concorda che "i professori devono difendersi", dopo che la violenza ha colpito circa 300 scuole e insegnanti. Appena lo scorso 24 luglio è stato ucciso Prasarn Martchu, buddista di 46 anni, colpito davanti agli studenti mentre insegnava nella scuola Ban Bue Reng, villaggio di Narathiwat. Le due guardie del corpo hanno assistito atterrite senza intervenire.

Thawach Saehum, insegnante, racconta che almeno un docente nella provincia di Yala si è salvato rispondendo al fuoco contro i suoi assalitori, lo scorso marzo mentre si recava a scuola in auto.

I ribelli colpiscono soprattutto insegnanti, monaci buddisti, bancari e meccanici di motoveicoli. All'inizio gli attentati si sono rivolti contro polizia, esercito e funzionari pubblici; in seguito hanno colpito le attività più frequentate dai soldati, come ristoranti, garage, mercati all'aperto. Ma ora sembra che chiunque possa divenire vittima: ad agosto un cecchino ha ucciso un domatore di elefanti.

Secondo fonti ufficiali, gli insegnanti sono colpiti in quanto simbolo del governo centrale, nonché per mandare via la scuola pubblica e favorire le scuole islamiche, le sole non colpite dalla violenza.

Gli esperti non si spiegano la ragione delle violenze, dato che, anche se queste zone erano in passato un sultanato malaysiano (Stato islamico), i ribelli non hanno avanzato richieste e non ci sono rivendicazioni per gli attentati. Lo Stato ha inviato nella zona 20 mila soldati, ma non ha ottenuto risultati significativi. Invece la violenza è in aumento: a fine agosto sono esplose bombe in modo contemporaneo in 22 banche. (PB)

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