03/07/2021, 09.23
TURCHIA-CAUCASO-ASIA CENTRALE
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Il nuovo impero ottomano di Erdogan avanza nel Caucaso e in Asia centrale

di Vladimir Rozanskij

Ankara media tra Kirghizistan e Tagikistan per problemi di confine. Nel Caucaso l’influenza turca è pari a quella russa. Il ruolo turco nella vittoria militare dell’Azerbaijan contro l’Armenia. Esercito azero nei fatti sotto il controllo dei generali di Erdogan. Il sogno dell’unione turco-azera.

Mosca (AsiaNews) – Il ministro degli Esteri turco Khulusi Akar ha iniziato il primo luglio un giro di visite in Asia centrale, partendo dal Kirghizistan per proseguire in Tagikistan. La ragione principale del viaggio è quella di favorire gli accordi tra i due Paesi, per evitare che si ripetano i recenti scontri di confine. Khulusi ha illustrato però finalità più ambiziose, parlando di “ampliare la collaborazione in campo militare, della sicurezza e dell’industria bellica”. Egli ha ricordato che Dušanbe e Biškek sono “partner importanti della Turchia”.

La vittoria militare dell’Azerbaigian sull’Armenia dello scorso novembre ha mutato gli equilibri di forza non soltanto nel Caucaso, ma in tutta la regione intorno al “nuovo impero” turco, fino all’Asia centrale. La Russia ha ottenuto soltanto un fragile armistizio nel Nagorno Karabakh, dovendo rinunciare a essere la principale protagonista dei giochi caucasici sulla frontiera tra Europa e Asia. L’influsso della Turchia, che ha sostenuto in modo esplicito gli azeri a parole e con i fatti, è invece cresciuto molto: come minimo, ora nel Caucaso è pari a quello dei russi.

I militari turchi proseguono le intense “sessioni Mustafa Kemal Ataturk 2021”, usate per addestrare l’esercito azero, di fatto controllato da Ankara.

L’agenzia di stampa turca Anadolu ha parlato delle relazioni tra Turchia e Azerbaijan secondo la concezione dei “due Stati, una nazione”. Questa è infatti l’enfatica espressione contenuta nella “dichiarazione di Šuša” del 16 giugno, sottoscritta dal presidente turco Recep Tayyp Erdogan e dal collega azero Ilham Aliev.

Per Baku la firma del documento è un “passo di portata storica”. Šuša è la città simbolo del Nagorno Karabakh, che dai suoi 1.368 metri di altitudine permette di estendere lo sguardo sulle vaste distese del nuovo impero turco-ottomano.

L’accordo di collaborazione firmato a Šuša non obbliga le due parti ad alcuna azione concreta. Come ha sottolineato però Aliev, “esso mostra che in futuro saremo sempre insieme e ci prenderemo cura della sicurezza dell’altro, come era avvenuto nel passato, quando Azerbaigian e Turchia erano unite sulle questioni più importanti”. Nella dichiarazione si afferma soprattutto che “ogni azione bellica contro uno dei due Paesi significa dichiarare guerra in modo automatico anche all’altro”.

L’aiuto bellico reciproco tra Turchia e Azerbaigian risale a prima ancora del conflitto con l’Armenia, quando nel 2017 le due parti hanno firmato i primi accordi nel campo dell’industria bellica, dando avvio anche gli addestramenti turchi a Baku. Da allora si è iniziato a parlare dell’esercito azero come di una “copia minore” di quello turco. I giovani ufficiali azeri (quasi 20mila effettivi) sono tutti diplomati nelle accademie militari turche e hanno scalzato la “vecchia guardia sovietica” più legata ai russi.

Il 27 ottobre 2020, sull’onda dell’euforia dopo la vittoria azera nel Nagorno Karabakh, il giornale Turkiye ha fatto uscire un numero speciale con l’appello alla “Decisione dell’Armata turanica”: vi si immagina un esercito pan-turco formato da Turchia, Azerbaigian, Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghizistan e Tagikistan (i tagiki sono però di ceppo iranico, ndr).

Il cantante azero Talib Tale ha spopolato quest’anno con la canzone “Bir Millət İki Dövlət”, dedicata proprio all’amore reciproco tra Turchia e Azerbaigian, che inizia con le parole: “Tempo fa eravamo divisi, ora siamo uniti, una nazione, due Stati”. Secondo i sondaggi, il 91% degli azeri sostiene l’unione con i turchi.

In una recente intervista al giornale filogovernativo Eny Musavat, il miliardario azero Ilham Rahimov, molto vicino ad Aliev, si è spinto ancora più in là. Egli ha dichiarato che a suo parere è tempo di passare direttamente al modello “una nazione, uno Stato”.

Questi sentimenti filo-turchi sono condivisi perfino dall’opposizione politica in Azerbaigian. Gultekyn Gadjbeyly, una dirigente del Partito del consiglio nazionale, ha dichiarato che “l’ideale di una Confederazione turca sarebbe la modalità più realistica per risolvere i conflitti e le contraddizioni del mondo contemporaneo, soprattutto nella nostra regione geopolitica, in cui la nostra stessa nazione è messa spesso in pericolo”.

L’idea dell’unione azero-turca è un sogno che a Baku coltivano dalla fine dell’Unione Sovietica.

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