10/12/2018, 08.45
ARABIA SAUDITA - GOLFO
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Guerra in Yemen e divisioni affossano il summit dei Paesi del Golfo

Assente l’emiro del Qatar che ha snobbato l’invito dei padroni di casa di Riyadh. Fra gli elementi di tensione l’omicidio del giornalista dissidente saudita Khashoggi. La riunione dedicata alle politiche petrolifere e della sicurezza. Nel comunicato finale di rito sottolineata l’importanza dell’unità.  

 

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - Lo scontro diplomatico, economico e commerciale fra Qatar e Arabia Saudita, la guerra in Yemen con vittime civili, e l’assassinio di Jamal Khashoggi gettano più di un’ombra sul summit dei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg). Ieri a Riyadh si è tenuto l’incontro annuale, segnato dall’assenza del leader di Doha Sheikh Tamim bin Hamad al-Thani che ha snobbato l’invito ufficiale dei vertici sauditi.

La riunione, a porte chiuse, era incentrata sul petrolio e la sicurezza. Analisti ed esperti di questioni regionali affermano che l’incontro del Ccg avrà un impatto “minimo” sulla vita delle persone e sull’economia. Del resto l’organismo è dilaniato dalle divisioni interne. dalle minacce alla sovranità nazionale e dalle politiche di Riyadh, che strizza l’occhio a Israele in chiave anti-iraniana.

L’assenza dell’emiro del Qatar, unita alla recente decisione di Doha di abbandonare l’Opec dal prossimo gennaio, evidenziano una volta di più le profonde fratture interne. Al posto di al-Tahni all’incontro annuale ha partecipato il ministro per gli Affari esteri Soltan bin Saad Al-Muraikhi.

Va sottolineato che all’incontro dello scorso anno era presente l’emiro del Qatar, mentre mancavano i leader degli altri Paesi del Golfo. 

Fra gli altri elementi di crisi lo scontro dietro le quinte fra Kuwait e Arabia Saudita per il controllo dei pozzi di petrolio della “Zona neutrale” condivisa. Al suo interno vi sono i giacimenti di Khafji e Wafra, di proprietà di entrambi i Paesi, chiusi rispettivamente dal 2014 e dal 2015. La loro capacità produttiva supera i 500mila barili al giorno e risulterebbe essenziale per consentire a Riyadh di raggiungere l’obiettivo di 12,5 milioni di barili al giorno.

Il summit, caratterizzato da un clima teso e da momenti di imbarazzato silenzio, si è concluso con una dichiarazione finale di rito che sottolinea l’importanza di mantenere l’unità fra i Paesi membri, di fronte alle sfide - politiche, sociali ed economiche - che attraversa la regione. Tuttavia, divisioni e interessi personali mettono a rischio il futuro dell’organismo.

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