01/08/2020, 08.02
LIBANO
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Ennesimo suicidio nel Libano in lenta agonia

di Pierre Balanian

Ieri sera, si è suicidato Vatchè Ohanian, 53 anni, tassista. Il suo business è stato distrutto dal Covid-19. In luglio si contano una decina di suicidi. La crisi economica si è acuita dopo le manifestazioni dello scorso ottobre contro la corruzione del governo. Disoccupazione, inflazione (un dollaro Usa vale oggi 8 mila lire libanesi), embargo – su Siria e Iran – che colpisce anche il Libano. Chi paga tutto è la popolazione.

Beirut (AsiaNews) - Il mese di luglio resterà nella storia libanese moderna come il mese dei suicidi per povertà e disperazione. Dopo i quattro casi avvenuti in due giorni di seguito nella prima settimana del mese scorso, ieri sera alle ore 19.30, Vatchè Ohanian, 53 anni, è stato trovato dalla madre appeso a una corda nel salotto del loro appartamento, situato nel quartiere di Bourj Hammoud, uno dei quartieri più poveri della periferia nord cristiana di Beirut. Tassista di professione, si trovava in una situazione disperata soprattutto dopo la diminuzione del lavoro causata dalle misure anti-Covid 19 adottate nel Paese.  Tre settimane fa sempre a Bourj Hammoud vi era stato un altro tentativo di suicidio: una persona si era gettato dal ponte sopra il fiume di Beirut, tratta poi in salvo dalla Protezione civile.

Il Libano agonizza in silenzio, in un Paese dove la popolazione si vergogna di essere povera e che per dignità ed orgoglio preferisce mostrare benessere, pur di evitare chiacchiere e giudizi di fallimento da parte della gente.

Il numero dei suicidi rischia di aumentare con la rapida caduta del Paese dei Cedri in una delle peggiori crisi economiche mai conosciute. Decine di migliaia di persone hanno perso i posti di lavoro nel corso degli ultimi mesi. Tutto ha avuto inizio dalle prime manifestazioni popolari del 17 ottobre dell’anno scorso, quando i libanesi, arrivati al limite della sopportazione, sono scesi in piazza, uniti contro la corruzione dei politici che per oltre tre decenni hanno letteralmente svaligiato l’intero Paese e diviso fra di loro i debiti esteri accumulati, rendendo il Libano il terzo Paese più indebitato al mondo. In più, il Paese presenta le peggiori infrastrutture, peggiori servizi, carenza totale di assistenza pubblica nella sanità, nelle scuole, nelle pensioni.

Da allora in poi il dollaro Usa, stabile da anni al prezzo di 1500 lire libanesi, in modo inarrestabile, ha iniziato a salire nei confronti della lira, arrivando ora alla soglia delle 8000 lire per ogni dollaro. Ma perfino a questa tariffa i dollari sono introvabili al mercato nero.

In un Paese che importa tutto e non produce quasi nulla, che Il premier Hariri decise di trasformare in un Paese del turismo, a scapito della piccola industria e dell’agricoltura, i prezzi stabiliti in base al dollaro hanno prodotto un innalzamento insostenibile dei prezzi al consumo. Intanto gli stipendi - per gli sfortunati che non sono finiti disoccupati - continuano ad essere pagati in lire libanesi, ormai del tutto svalutate, che la Banca Centrale stampa e immette sul mercato come carta straccia. A questo va aggiunto il traffico dei dollari da parte dei mafiosi libanesi verso la Siria e l’Iran in estremo bisogno della moneta verde in seguito agli embargo imposti dagli Usa contro questi due Paesi.

“Non sono miscredente ma è la fame che lo è”: le parole di una canzone di Ziad Rahbani, risuonano nelle orecchie di tutti da quando Ali Al Haq l’ha scritta agli inizi di luglio lasciando queste parole insieme ad una copia del proprio casello giudiziario, prima di commettere suicidio nella strada trafficata di Hamra, gli Champs Elysée della Beirut della Belle Époque prima della guerra civile del 1975.

Dopo le manifestazioni è giunto il Covid 19 con la chiusura di quasi tutte le attività. Ed ora il Paese subisce le conseguenze indirette del blocco contro la Siria e di chiunque collabori con il suo governo, in base al Caesar Act.

 Il Libano, una volta considerato il faro del Medioriente, è sommerso nel buio totale. Manca

la corrente elettrica, fornita per non più di tre ore al giorno e anche i generatori di quartiere, che vendono la corrente elettrica privata, non sono più in grado di garantire il servizio di supplenza. Il motivo? Nel Paese scarseggia Il diesel che, come il dollaro, è ormai introvabile perché anch’esso è veduto e trasportato in Siria attraverso i valichi clandestini di contrabbando, situati al nord del Paese.

Il Libano agonizza, e tutti sanno che il peggio deve ancora arrivare. Tornano alla mente vecchi fantasmi di una storia recente mai dimenticata: la fame che il Libano conobbe durante la Prima Guerra Mondiale, quando in piena caduta dell’impero gli ottomani imposero la fame che ha causato la morte di tre quarti della popolazione. Il Libano è sotto sanzioni dell’occidente e dei ricchi Paesi arabi per colpa degli Hezbollah e della politica del governo libanese, per un appoggio mascherato e sempre negato, al regime siriano. Chi paga il prezzo più alto è la gente semplice sempre più povera, sempre più affamata e disperata, sempre più abbandonata a sé stessa.

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