13/09/2019, 09.20
TURCHIA
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Diyarbakir, ordigno rudimentale colpisce pulmino di lavoratori: sette morti e 10 feriti

La bomba era piazzata ai bordi della strada ed è esplosa nella serata di ieri al passaggio del mezzo. Secondo le autorità turche dietro l’attacco vi sarebbero i miliziani curdi del Pkk. Dei feriti uno è già stato dimesso mentre altri due sono in gravi condizioni. Ad agosto cacciati tre sindaci e arrestate 400 persone per presunti legami con il movimento indipendentista.

Diyarbakir (AsiaNews/Agenzie) - È di almeno sette morti e di una decina di feriti il bilancio, ancora provvisorio, di un attentato avvenuto nella tarda serata di ieri nella provincia a maggioranza curda di Diyarbakir, nel sud-est della Turchia. Secondo quanto riferisce l’ufficio del governatore locale si sarebbe trattato di un ordigno rudimentale, posto ai bordo della strada, e scoppiato al passaggio di un veicolo carico di abitanti di un villaggio della zona. 

Le autorità turche puntano il dito contro i miliziani del Partito curdo dei lavoratori (Pkk), organizzazione considerata “terrorista” da Turchia, Stati Uniti e Unione europea. Per Ankara sarebbero loro i responsabili dell’attacco che ha colpito la popolazione civile; la deflagrazione è avvenuta nel distretto di Kulp e ha investito un gruppo di forestali di ritorno dal lavoro. 

Commentando l’attentato, il ministro turco degli Interni Suleyman Soylu parla di “sette nostri fratelli che hanno subito il martirio a causa dello scoppio di un ordigno rudimentale, che ha investito il veicolo sul quale si trovavano”. I feriti, aggiunge dopo una visita all’ospedale, sarebbero “almeno 10, ma uno di questi è già stato dimesso” mentre altri due sono “in gravi condizioni”.

Il Pkk, partito dichiarato fuorilegge in Turchia e il cui leader Abdullah Öcalan è in carcere dal 1999 [la pena di morte è stata commutata in ergastolo nel 2002], ha lanciato una lotta armata contro Ankara nel 1984, denunciando abusi diffusi e discriminazioni contro la minoranza curda. Dalla fine del cessate il fuoco, entrato in vigore nel marzo 2013, le operazioni militari turche e la rappresaglia curda hanno causato centinaia di vittime.

Secondo il governo turco vi sarebbe proprio la mano del Pkk (e di gruppi affiliati) in una serie di attentati nel recente passato che hanno insanguinato il Paese. Le vittime complessive della guerriglia separatista sarebbero almeno 40mila, fra le quali vi sono anche donne, bambini e neonati. Le violenze hanno inoltre spinto molti abitanti dell’area a fuggire per evitare di essere coinvolti nei combattimenti, che hanno riguardato campagne e centri urbani. Uno degli obiettivi delle operazioni militari dell’esercito turco, che di recente ha aumentato la pressione contro gruppi e politici curdi, è proprio quello di cacciare i combattenti dai centri urbani.

Ad agosto le autorità turche hanno rimosso tre sindaci e arrestato oltre 400 persone per presunti legami con il Pkk. Contro di loro il ministero ha mosso accuse di “diffusione della propaganda” antigovernativa e adesione a organizzazione “terrorista”.

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