22/02/2019, 14.08
INDIA
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Direttore POM: Mese missionario straordinario, per rinnovare la Chiesa indiana

L’appuntamento mondiale per l’ottobre 2019 è stato voluto da papa Francesco. Ieri a Vijayawada si è svolto il primo incontro dei coordinatori diocesani della regione Andhra-Telangana. Il rinnovamento della missione a partire dalle parrocchie. I cattolici “devono abbandonare il provincialismo e le divisioni di casta”.

Vijayawada (AsiaNews) – L’occasione è “per rinnovare dall’interno la Chiesa cattolica e la fede, superare le divisioni e riqualificare la missione in India”. È lo scopo del Mese missionario straordinario dell’ottobre 2019 secondo p. Ambrose Pitchaimuthu, direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (POM) in India. Ad AsiaNews egli racconta le iniziative lanciate ieri a Vijayawada, durante il primo incontro dei coordinatori diocesani della regione Andhra-Telangana, sponsorizzato dai padri del Pime (Pontificio istituto missioni estere). Per il sacerdote, sono “molte le sfide per rinnovare la missione nel contesto indiano, dove i cattolici rappresentano una minoranza”. Ma per alimentare l’ardore della missio ad gentes, evidenzia, “dobbiamo partire prima di tutto da noi stessi”.

Il Mese missionario straordinario di ottobre 2019 è stato indetto da papa Francesco nel 2017 per ricordare il centenario della promulgazione della Lettera apostolica “Maximum illud”, “con la quale Benedetto XV desiderò dare nuovo slancio alla responsabilità missionaria di annunciare il Vangelo”. In India il coordinatore è p. Ambrose, che il 26-27 febbraio terrà a Bangalore un meeting nazionale dei segretari POM delle 14 regioni indiane. Per p. Rayarala Vijay Kumar, superiore regionale del Pime, “dobbiamo diffondere quanto più possibile il testo della Lettera apostolica. Vogliamo tradurla in otto lingue, oltre all’inglese e al telegu. L’enciclica deve risuonare in tutto il Paese”.

Sulle sfide della missione nel contesto indiano, p. Ambrose afferma: “Sono affascinato dalla prospettiva di rinnovamento offerta alla Chiesa universale, che deve acquistare maggiore consapevolezza del dovere missionario. Tutti noi siamo battezzati e, pertanto, chiamati a portare il Vangelo nel mondo”. Per una vera evangelizzazione ad gentes, “il modo migliore di manifestare la mia fede cristiana è attraverso la mia vita, le mie azioni. È per questo che la mia spiritualità deve essere profonda, salda”. In India, continua, “i cattolici sono una minoranza. Ma possiamo essere il sale, la luce e la leva per la società. Dobbiamo avere una fede non compromessa”.

Il sacerdote evidenzia che in India, per coinvolgere in misura maggiore gli altri, “sono i cattolici che devono essere più uniti e ispirati. A volte notiamo delle disparità nella coerenza delle idee, nel credo e nel modo in cui pratichiamo. La comunità cristiana in India, e anche quella cattolica, seppur unita nel battesimo, è divisa in base alle caste e quella sorta di parrocchialismo che non sostiene i valori del Vangelo di giustizia, fratellanza, pace e armonia. Questa chiusura mentale ci impedisce di manifestare agli altri la nostra genuina fede cristiana”. Per questo, “la nuova evangelizzazione è una proposta non solo per gli altri, ma anche per noi, per essere rinnovati con i valori del Vangelo e realizzare il sacramento che abbiamo ricevuto attraverso il battesimo. Apparteniamo tutti ad un’unica famiglia”. Questo può avvenire, suggerisce, “nelle comunità cristiane di base, che hanno una profonda fede nella parola di Dio e nei sacramenti. La Chiesa indiana deve diventare più vibrante”.

Il senso di Dio, conclude, “si sperimenta attraverso la liturgia, l’eucaristia, la preghiera, il Vangelo e le opere. È un insieme di dinamismo e vita spirituale. Ma anche attraverso il canto, ed è per questo che abbiamo pensato a competizioni canore per i bambini. Laici, giovani, animatori e catechisti devono riscoprire la missione in se stessi. Dobbiamo fare un enorme lavoro con i bambini ‘speciali’, cioè quelli che presentano disabilità fisiche e mentali”.

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