21/04/2020, 13.49
BANGLADESH
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Dhaka, il Covid-19 si diffonde: 100 morti e 170 dottori infetti

di Sumon Corraya

Il Paese, con 165 milioni di abitanti e una densità di 1265 persone per kmq, teme un numero altissimo di contagi. I problemi più gravi: medici senza equipaggiamenti di sicurezza, o di bassa qualità; assembramenti troppo numerosi; il nascondersi dei malati.  La diocesi di Rajshahi per i tribali poveri e disoccupati.

Dhaka (AsiaNews) – Il Covid-19 si diffonde sempre più nel Paese. Alla fine della giornata di ieri, le vittime hanno raggiunto la cifra di 101 morti ed è stato raggiunto il più alto numero di contagi in un giorno: 492.

Il Bangladesh sta lottando contro il coronavirus dall’8 marzo, quando sono state scoperte tre persone positive. Fino a ieri si contano 2948 infetti; di essi 85 vengono curati in modo speciale ospedale.

Il fatto più preoccupante è che almeno 179 dottori sono stati infettati dal coronavirus. Secondo dati del ministero della Sanità, il Paese, con un’altissima densità di popolazione (1265 per kmq), ha solo 6 operatori sanitari (dottori, infermieri, ostetriche) ogni 10mila abitanti. Il Bangladesh ha 165 milioni di abitanti.

Il Ministero ha anche affermato che al presente, almeno 130 infermieri e personale di servizio sono positivi al virus, mentre altri 400 dottori sono tenuti sotto osservazione e in quarantena a casa.

Gli esperti dicono che la ragione principale per l’alto tasso di infezione del personale medico è la “bassa qualità” dell’equipaggiamento di protezione dato ai dottori, a cui si aggiungono gli assembramenti troppo numerosi, il nascondersi dei pazienti con i sintomi da Covid-19.

C’è una coscienza troppo bassa del pericolo e così le persone nascondono la malattia e non stanno in quarantena. Molta gente va al mercato a contatto con tanta gente, o partecipano a funerali affollati. Due giorni fa, in piena quarantena, almeno 100mila persone hanno partecipato al funerale di Zubair Ahmed Ansari, un predicatore islamista in un villaggio del distretto di Brahmanbaria, a circa 100 km dalla capitale. La polizia cerca di controllare i flussi, ma quasi inutilmente.

Allo stesso tempo cresce l’emarginazione sociale proprio verso coloro che combattono il coronavirus. Coloro che lavorano negli ospedali – dottori, infermieri, volontari – vengono cacciati via dalle case o stanze che hanno in affitto.  Ieri, a Kushtia, il padrone di casa ha proibito a un’infermiera di entrare nell’edificio.

Il blocco delle attività ha creato molti disoccupati e poveri. Il governo cerca di venire incontro con programmi di aiuto, ma molti leader locali approfittano della situazione. Almeno 14 leader locali sono stati dimessi per corruzione nella distribuzione degli aiuti.

Per timore di rimanere infettati, molti ospedali privati, centri diagnostici, dispensari sono chiusi. In questo modo, molte persone malate non di Covid-19 mancano di cure. Nelle ultime 24 ore, circa 200 persone sono morte con tosse, febbre, difficoltà di respiro, diarrea.

Per il dott. Mustak Hossain, consulente dell’istituto di Sanità pubblica per epidemiologia e controllo delle malattie, “il tasso di mortalità in Bangladesh è altissimo a confronto di altri Paesi infettati dal coronavirus. Tutto ciò è molto preoccupante”.

La minoranza cattolica è composta da molti tribali: questi sono emarginati per la fede e per l’etnia e ora anche per la mancanza di lavoro. “Stiamo raccogliendo soldi da ricchi cattolici e da organizzazioni di credito cooperativo per aiutare i tribali cattolici più bisognosi”, dice ad AsiaNews mons. Gervas Rozario, vescovo di Rajshahi. Il prelato racconta anche che a chi ha bisogno viene dato del denaro con cui poter acquistare cibo, dato che i tribali non possono uscire per trovare qualche lavoro a giornata. “Finora – dice mons. Rozario – abbiamo raccolto 550mila taka (circa 6044 euro)”.

Molte altre diocesi in Bangladesh stanno facendo lo stesso.

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