24/05/2016, 08.56
SIRIA
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Damasco accusa Qatar, Turchia e Arabia Saudita per gli attacchi alla roccaforte di Latakia

Per il governo gli scontri di ieri rappresentano una “seria escalation” e mirano a far fallire gli sforzi di pace. Dietro le violenze dei terroristi vi sarebbe la mano dei “regimi maligni” di Riyadh, Ankara e Doha. Ferma condanna da parte di Stati Uniti e Onu. Mosca auspica la ripresa dei colloqui di pace. 

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Il governo siriano punta il dito contro Qatar, Turchia e Arabia Saudita, accusando i rispettivi governi di essere i mandanti degli attentanti di ieri che hanno colpito le città costiere di Tartus e Jableh, nella provincia di Latakia, roccaforte di Bashar al-Assad. Secondo quanto riferisce l’agenzia Sana, gli attacchi rappresentano una “seria escalation” e mirano a far fallire gli sforzi di pace.

Per i media di Stato siriani nelle esplosioni (almeno sette), rivendicate dai miliziani dello Stato islamico (SI) sono morte 78 persone; gruppi locali parlano invece di oltre 145 vittime. 

Finora la zona costiera, roccaforte del presidente siriano, era stata risparmiata dalle violenze della guerra in Siria che, in cinque anni, ha causato oltre 280mila morti e milioni di sfollati. 

Nell’area teatro degli attentati vi sono anche una base navale russa (Tartous) e una per l’aviazione (Jableh), dove sono di stanza i caccia impegnati a bombardare le postazioni jihadiste dello SI e del Fronte di al-Nusra nel Paese.

Fonti di AsiaNews sottolineano infatti che, più ancora di Assad, gli attentati sono un “messaggio” lanciato a Mosca dai miliziani, che sarebbero in grado di colpire ovunque. Il Cremlino ha espresso preoccupazione per gli attentati e sottolinea che esse rendono ancor più urgente il bisogno di una ripresa dei negoziati sotto l’egida delle Nazioni Unite. 

In relazione agli attacchi, il ministero siriano degli Esteri ha inviato alcune lettere di protesa all’Onu sottolineando che gli attacchi bomba “costituiscono una seria escalation” provocata dagli “estremisti” e dai “regimi maligni di Riyadh, Ankara e Doha”. “Essi stanno cercando di far deragliare - aggiunge la nota ministeriale - i colloqui [di pace] di Ginevra, la cessazione delle ostilità e gli accordi per la tregua”.

Ferma condanna per gli attentanti è stata espressa anche da Nazioni Unite e Stati Uniti. In una nota il segretario generale Onu Ban Ki-moon manifesta “grande preoccupazione” per l’escalation militare non solo a Damasco, ma in diverse aree della Siria fra cui Daraya, Aleppo, Idlib e Homs. Il governo di Washington assicura maggiore impegno nella lotta contro lo Stato islamico e gli altri gruppi jihadisti in Siria e Iraq. 

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