28/01/2020, 12.45
HONG KONG-CINA-ASIA
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Coronavirus, Hong Kong taglia i collegamenti con la Cina continentale

Il capo dell’esecutivo, Carrie Lam, annuncia sette nuove misure per contenere l’epidemia. L’ultima crisi sanitaria in Cina è coincisa con le celebrazioni per il Capodanno lunare. Diffusosi anche attraverso i turisti, il virus semina il panico nel Sud-est asiatico.

Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) – Linee ferroviarie interrotte, aerei fermi e accesso negato ai singoli viaggiatori: Hong Kong ha deciso di ridurre in modo drastico i collegamenti transfrontalieri con la Cina continentale, nel tentativo di contenere la diffusione dell’nCoV – il mortale coronavirus all’origine dell’epidemia di polmonite scoppiata nella provincia cinese di Hubei. Al momento, nell’ex colonia britannica sono otto le persone che hanno contratto la malattia.

Stamane, le autorità sanitarie cinesi hanno confermato che le vittime dell’infezione sono 106, mentre i casi di contagio confermati 4.515. Alcune ore dopo il capo dell’esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam, ha tenuto una conferenza stampa (foto) per annunciare nuove misure per contenere la crisi. A partire dalla mezzanotte del 30 gennaio, i voli da e per la Cina continentale saranno ridotti della metà; lo stesso vale per i bus turistici transfrontalieri. I collegamenti ferroviari tra Hung Hom e Guangzhou saranno sospesi, i posti di blocco di Man Kan To e Sha Tau Kok chiusi.

Tra le sette nuove misure annunciate oggi, il governo di Hong Kong imporrà controlli sanitari e della temperatura sui viaggiatori in partenza da tutti i porti, incluso l'aeroporto. Nei giorni scorsi, le autorità cinesi avevano già applicato la stessa politica per quanti intendono lasciare la nazione. Pechino ha anche accettato di interrompere il rilascio di visti di viaggio individuali ai propri cittadini, che rappresentano la metà degli arrivi ad Hong Kong.

L’ultima crisi sanitaria in Cina è coincisa con le celebrazioni per il Capodanno lunare, quando milioni di persone attraversano il Paese per visitare parenti e amici. In centinaia di migliaia scelgono invece di sfruttare l’occasione per visitare i Paesi vicini. Questo è il motivo per cui l’nCoV sta seminando il panico anche nel Sud-est asiatico.

Con 11 milioni di visitatori nello scorso anno, quello cinese è per la Thailandia il principale mercato turistico. Questa mattina, Bangkok ha confermato altri sei casi di coronavirus tra i visitatori provenienti dalla Cina. Questi portano a 14 il numero totale di contagi nel Paese. La Thailandia è dunque la seconda nazione al mondo per infezioni dopo la Cina. Di fronte al malcontento della popolazione, il segretario permanente della Sanità pubblica, Sukhum Kanchanapimai, ieri ha convocato una riunione d’emergenza con i ministri di Trasporti e Turismo. Kanchanapimai ha annunciato che il Dipartimento thai per il controllo delle malattie d’ora in poi esaminerà tutti i passeggeri provenienti dalla Cina.

Sebbene nelle Filippine non vi siano ancora contagi confermati, le autorità stanno monitorando 11 casi sospetti di coronavirus. Manila ha interrotto il rilascio dei visti all’arrivo per i turisti di nazionalità cinese. Il governo ha chiarito che non il provvedimento non rappresenta un divieto d’ingresso ai cittadini di Pechino. In Malaysia, i pazienti affetti da polmonite sono già quattro. Kuala Lumpur ha rafforzato le misure di sicurezza in tutti i punti d’accesso al Paese, dove ha installato scanner termici per individuare i viaggiatori con la febbre. Il governo ha anche sospeso in via temporanea il rilascio dei visti per tutti i cinesi residenti nella provincia di Hubei. Ieri, Singapore ha confermato il suo quinto caso di infezione. Tutti i pazienti provengono da Wuhan e sono arrivati nella città-Stato questo mese. La Cambogia ha invece annunciato il primo contagio. Nel frattempo, in Vietnam proseguono le polemiche: parte dell’opinione pubblica critica il regime per non aver ancora adottato efficaci controlli sanitari lungo il confine con la Cina.

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