02/10/2019, 09.04
UZBEKISTAN
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Condannato il governatore del Ferghana: ha insultato barbe e velo islamico

Shuhrat Ghaniev ha chiesto scusa dopo aver denigrato i simboli esteriori della religione islamica. Dal 1998 una legge uzbeka vieta alle donne musulmane d’indossare indumenti che coprano il capo in pubblico, eccetto che per le cerimonie religiose. Il fondamentalismo usato come “pretesto” per reprimere il dissenso.

Tashkent (AsiaNews/Agenzie) – Il Senato dell’Uzbekistan ha condannato il governatore della regione del Ferghana a tre mesi di libertà vigilata. La scorsa settimana Shuhrat Ghaniev ha attirato su di sé lo sdegno dell’opinione pubblica e della politica con alcuni commenti considerati offensivi nei confronti della religione islamica contro le barbe lunghe degli uomini e il velo indossato dalle donne.

Durante un comizio nella sua regione, Ghaniev aveva lanciato un avvertimento agli amministratori del distretto. “Ricordate questo – ha detto – cari governatori: se vedo una donna che indossa [il velo] nei vostri incontri ufficiali – non mi interessa se sia capo di un quartiere, un’insegnante, una commerciante, un’attivista o un avvocato – io le toglierò il velo e ve lo farò ingoiare”.

Per quanto riguarda le lunghe barbe maschili, segno esteriore degli uomini di fede musulmana, le ha definite “sgradevoli” e che incitano all’estremismo islamico.

Ghaniev ha pronunciato pubbliche scuse pur di evitare la misura restrittiva imposta dal ramo parlamentare di cui è membro. Il politico è noto per le sue dichiarazioni spesso esagerate e colorite, tanto da rivolgersi con l’appellativo di “stupidi” ai colleghi rivali.

La regione orientale del Ferghana è tra le zone più popolate dell’ex Repubblica sovietica, con circa 3,6 milioni di abitanti. Ad ogni modo, nel Paese le autorità da tempo impongono una rigida politica di controllo delle manifestazioni esteriori della religione, limitando l’uso dell’hijab nelle scuole e negli uffici. Dal 1998 una legge vieta alle donne musulmane d’indossare indumenti che coprano il capo in pubblico, eccetto che per le cerimonie religiose.

In tutti i Paesi dell’Asia centrale il pericolo di una deriva fondamentalista delle nuove generazioni è avvertito come questione della massima urgenza da parte delle autorità. Per questo i governi limitano il numero delle partenze per i pellegrinaggi alla Mecca, attuano detenzioni arbitrarie di presunti estremisti che spesso confessano sotto tortura. Tuttavia gli esperti evidenziano il rischio che il terrorismo islamico sia usato come “pretesto” dai governi per reprimere il dissenso interno.

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