11/06/2007, 00.00
SRI LANKA
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Colombo si “scusa” per le deportazioni di tamil

di Melani Manel Perera
Dopo l’espulsione forzata di quasi 400 tamil dalla capitale, per “motivi di scurezza” il governo chiede scusa e accusa la polizia di aver sbagliato. In seguito alle numerose proteste per il provvedimento, la Corte Suprema blocca la deportazione della minoranza verso i villaggi di origine nel nord.
Colombo (AsiaNews) - Il premier dello Sri Lanka, Rathnasiri Wickremanayake, ha chiesto ieri pubblicamente scusa per le deportazioni forzate di centinaia di tamil residenti a Colombo avvenute la settimana scorsa ad opera della polizia. In seguito alle dure proteste di associazioni locali e internazionali per i diritti umani, il 9 giugno, la Corte Suprema ha stabilito il blocco delle espulsioni dalla capitale. Allo stesso tempo è stata aperta un’inchiesta per far luce sulla vicenda e chiarire da chi sia partito l’ordine.
 
Il 7 giugno la polizia cingalese ha rastrellato i quartieri di periferia abitati dalla minoranza tamil, costringendone oltre 370 a lasciare le proprie case e a fare ritorno nei villaggi del nord, sottoposti ai bombardamenti dell'aviazione e dell'artiglieria governativi. Una dichiarazione dell’ispettore generale della polizia, Victor Perera, emessa il 1 giugno, ordinava che “i tamil non possono rimanere a Colombo senza una ragione valida”. La misura era stata giustificata con “esigenze di sicurezza” dopo gli attentati delle ultime settimane nei pressi della città.
 
“È stato un grande sbaglio, ci spiace per quello che è accaduto, non succederà mai più - ha detto ieri in conferenza stampa il primo ministro – siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità di questo sfortunato incidente”.
 
In seguito alle forti proteste suscitate dall’iniziativa, il presidente dello Sri Lanka, Mahinda Rajapakse, ha chiesto all’ispettore Perera di stilare un rapporto sulle modalità con cui è avvenuto il trasferimento dei tamil dalla capitale. “Se qualcuno sarà trovato colpevole - ha garantito il premier -  prenderemo contro di lui le necessarie misure”.
 
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