19/03/2019, 12.28
PAKISTAN – NUOVA ZELANDA
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Chiese pakistane in massima allerta dopo gli attacchi in Nuova Zelanda

di Kamran Chaudhry

In tutto il Paese la Chiesa organizza veglie interreligiose di preghiera per le vittime musulmane. Vescovi e laici ribadiscono la ferma condanna contro il “terrorismo che non ha religione”. Richieste maggiori misure per la protezione dei luoghi di culto della minoranza cristiana durante il periodo quaresimale e pasquale.

Lahore (AsiaNews) – Le chiese cattoliche del Pakistan sono in massima allerta dopo gli attentati contro le due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, durante i quali hanno perso la vita 50 fedeli musulmani radunati per la preghiera del venerdì. L’aspetto confessionale dell’attentato, compiuto da un suprematista bianco, ha scatenato la reazione dei gruppi islamici più radicali e dei giornali locali che incolpano la comunità cristiana neozelandese. Tuttavia p. Inayat Bernard, rettore della cattedrale del Sacro cuore di Lahore, afferma: “Branton Tarrant [l’uomo che ha aperto il fuoco contro i musulmani, ndr] non è un cristiano, è un ateo. Vogliamo ribadirlo ai nostri fratelli musulmani. Preghiamo affinchè le menti di simili tragedie rispettino l’umanità e abbiano timore di Dio”.

Intanto la comunità cristiana ha organizzato veglie interreligiose di preghiera in tutto il Paese per le vittime decedute durante gli attacchi, le loro famiglie e per i feriti (di cui almeno una cinquantina in gravi condizioni). La Commissione nazionale Giustizia e pace, guidata da mons. Joseph Arshad, ribadisce la ferma condanna contro “l’aumento dell’ondata di estremismo e radicalizzazione in tutto il mondo che dimostra che il terrorismo non ha religione o confini nazionali”.

Il card. Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi e unico porporato del Pakistan, dichiara: “Dobbiamo condannare nel modo più vigoroso possibile l’insensato e inumano atto che ha portato all’omicidio dei fedeli riuniti per pregare”. Poi aggiunge: “È compito di tutti i cristiani condannare il terribile gesto alimentato dall’odio. Esorto tutti i cristiani a pregare durante questo periodo di Quaresima, tempo dedicato al digiuno e alla penitenza, per tutte le vittime di violenza”.

Una delle veglie interreligiose si è tenuta a Faisalabad il 17 marzo, organizzata dalla Commissione nazionale Giustizia e pace, in collaborazione con la diocesi locale. Altre manifestazioni a Lahore, nella cattedrale e durante conferenze stampa con vescovi e politici.

Secondo p. Bernard, “le vittime devono essere considerate martiri”. Asiya Nasir, cristiana, membro dell’Assemblea nazionale del Pakistan e affiliata al Jamiat Ulma-e-Islam (Jui-F), il più grande partito religioso del Paese, invita “all’unità religiosa. I terroristi non hanno religione. Il terrorismo non è ammesso in nessuna fede, ma purtroppo assistiamo ad un incremento degli attacchi contro i fedeli. Dobbiamo scoraggiare quegli elementi che versano il sangue di innocenti e diffamano la propria religione”.

Per il rev. Amjad Niamat, presidente della Presbyterian Interfaith Ecumenical Commission, le chiese devono rimanere vigili per i raduni della Pasqua. “Siamo uniti contro il terrorismo – sostiene – ma allo stesso tempo siamo preoccupati per la sicurezza della vulnerabile comunità cristiana. Chiediamo al governo di adottare misure a protezione delle chiese nelle grandi città”.

(Ha collaborato Shafique Khokhar)

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