26/05/2011, 00.00
COREA - VATICANO
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Card. Tauran a Seoul: “Corea, esempio di tolleranza religiosa”

di Theresa Kim Hwa-young
In visita in Corea del Sud insieme a mons. Celata, il presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso incontra il presidente Lee: “Il vostro Paese porta avanti valori universali. Ma per l’unità non basta la politica: serve la religione e la cultura”.
Seoul (AsiaNews) - La Corea del Sud “è un ottimo esempio di come una nazione possa vivere nella pace interreligiosa; un esempio di come si possano mantenere vivi e importanti valori universali come la famiglia, il valore della vita e l’insegnamento della morale ai giovani. Questo si ottiene con lo scambio religioso e culturale”. Lo ha detto il cardinal Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, al presidente sudcoreano Lee Myung-bak durante una visita di cortesia che ha compiuto alla “Casa Blu”.

Il porporato è in Corea del Sud insieme al segretario del Consiglio, mons. Pier Luigi Celata. I due sono arrivati il 23 e ripartiranno il 27 maggio: sono nel Paese su invito della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso. Oltre al presidente della Repubblica, sono previsti incontri con il ministro della Cultura e con il Direttore per gli Affari religiosi.

Nel palazzo presidenziale erano accompagnati dall’arcivescovo di Seoul, il card. Nicholas Cheong Jin-suk, dal Nunzio apostolico mons. Padilla e dal presidente della Commissione episcopale per il dialogo interreligioso e arcivescovo di Gwangju, mons. Igino Kim. Al presidente, il card. Tauran ha spiegato l’importanza “di creare l’unità - anche politica - attraverso le persone, dato che una vera unione si può raggiungere soltanto scambiando esperienze culturali e religiose. L’organizzazione non basta”.

Da parte sua, il presidente ha espresso “apprezzamento e rispetto” per il lavoro di dialogo interreligioso e per gli scambi che il Vaticano promuove. Inoltre, ha voluto sottolineare che la Corea del Sud è una nazione “dove la pace interreligiosa vive di suo. Non ci sono conflitti neanche interni alle famiglie i cui membri siano di religione diversa”. E rispondendo al porporato sul tema dell’unità, ha concluso: “Se la Corea del Nord si apre alla religione, diverrà un grandissimo aiuto per l’armonia e la riconciliazione della penisola”. 

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