17/11/2005, 00.00
INDONESIA
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Capo dell'antiterrorismo: manca il coraggio di chiarire la situazione a Poso

Il capo dell'Ufficio anti-terrorismo della polizia nelle Sulawesi critica le forze di sicurezza perché non chiariscono l'andamento delle indagini sulle violenze nella regione, prima tra tutte la decapitazione delle studentesse cristiane. Incarcerati di nuovo 3 dei 5 sospetti responsabili del triplice omicidio.

Jakarta (AsiaNews) – L'Indonesia deve "avere il coraggio" di rivelare "onestamente" cosa c'è dietro le violenze passate e recenti a Poso e Ambon. Il duro appello è dell'ispettore generale di polizia, Ansyaad Mbai, capo dell'Ufficio anti-terrorismo al Dipartimento indonesiano per gli affari di sicurezza e politica. L'ufficiale ha espresso la sua preoccupazione riguardo l'andamento delle indagini sul caso delle 3 cristiane decapitate a Poso il 29 ottobre e della sparatoria contro altre 2 giovani nella stessa zona, una settimana dopo.

Secondo le dichiarazioni di Mbai, l'Indonesia "non ha il coraggio di essere onesta e di rivelare la vera storia dietro la problematica situazione" nelle Sulawesi e Molucche.

La preoccupazione dell'ispettore generale fa eco a quella della popolazione e dei parenti delle vittime, che continuano a chiedere giustizia e chiarezza sull'ennesima violenza nella regione. Pochi giorni fa, i 5 uomini ritenuti responsabili del triplice omicidio erano stati scarcerati per insufficienza di prove. Il 15 novembre, però, il generale maggiore del Comando regionale delle Sulawesi, Arief Budi Sampurno, ha dato la notizia del nuovo arresto di 3 dei 5 sospetti: secondo test del Dna, il loro sangue coincide con quello presente sul luogo del delitto. Dei 5 sospetti, inoltre, non sono stati mai rivelati i nomi "per motivi di sicurezza"; e nessuno ha mai chiarito di chi fosse il merito della loro cattura (esercito o polizia).

Su 220 milioni di abitanti in Indonesia oltre l'85% è musulmano, ma in molte zone come le province delle Sulawesi e Molucche, la popolazione è divisa in modo uguale tra cristiani e musulmani. Un conflitto tra le due comunità nelle Sulawesi è emerso con forza nel '99. Un accordo di pace firmato nel 2001, ha cercato di sanare la situazione, mai completamente risolta. Secondo Ansyaad Mbai, la questione è molto delicata "essendo in gioco l'armonia interreligiosa nel Paese: per questo il governo non ha mai spiegato in modo esauriente il motivo dietro gli scontri" nelle due province.

Riguardo alle decapitazioni delle giovani cristiane - continua Mbai - le forze di sicurezza locali e centrali hanno dato spiegazioni sbrigative. Il general maggiore Arief Budi Sampurno ha emesso un comunicato, nel quale dichiara che il denaro è stato il vero motivo dei 3 omicidi. Secondo Mbai "questo è del tutto contraddittorio". "Perché allora le autorità da Jakarta avrebbero portato con sé sul luogo del delitto anche alcuni leader religiosi?...questo deve avere un significato!".

L'ispettore generale riconosce l'importanza del trattato di pace di Malino, ma ne sottolinea allo stesso tempo il mancato chiarimento al suo interno delle radici del conflitto e l'incuranza di tracciare un serio programma per il processo di pace. Mbai ricorda che a Poso e Ambon gli scontri non sono stati religiosi: "La religione è stata usata da alcuni gruppi intenzionati a seminare il caos per scopi politici".

In questo modo - spiega il generale – la regione è diventata ancora di più terreno fertile per il terrorismo islamico, i cui canali nel sudest asiatico si sviluppano "tra Poso (Sulawesi centrali), Ampenan (West Nusa Tenggara), Taliabu-Buru-Seram-Ambon-Halmahera-Morotai (Molucche), Moro (Filippine del sud) e Sabah (Malaysia)".

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