27/01/2020, 15.39
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Bruxelles a Naypyidaw: Condannare i criminali di guerra in Rakhine

Naypyidaw è invitata ad agire sulla base del rapporto finale della Commissione indipendente d’inchiesta (ICoE), voluta da Aung San Suu Kyi nel 2018. “L'Ue è pronta a sostenere il governo del Myanmar nei suoi sforzi per affrontare le cause profonde del conflitto”.

Naypyidaw (AsiaNews/Agenzie) – L’Unione Europea (Ue) ribadisce al governo birmano la necessità di perseguire quanti sono responsabili per i crimini di guerra e le altre violazioni commesse nello Stato di Rakhine tra il 2016 ed il 2017. In un comunicato pubblicato oggi dalla Delegazione Ue in Myanmar, Bruxelles invita Naypyidaw ad agire sulla base del rapporto finale pubblicato la scorsa settimana dalla Commissione indipendente d’inchiesta (ICoE). Questa è stata istituita nell’agosto 2018 dalla leader birmana Aung San Suu Kyi, per far luce sulle violenze perpetrate ai danni della minoranza islamica Rohingya.

I 28 Stati del blocco europeo esortano le autorità del Myanmar a condurre “ulteriori ed adeguate indagini, in linea con gli standard internazionali” sugli abusi segnalati dall’ICoE. “Devono essere intraprese azioni credibili per consegnare alla giustizia i responsabili di queste gravi violazioni, in particolare quelle commesse dalle forze di sicurezza”, si legge nella nota. “Accogliamo con favore – prosegue – anche le raccomandazioni per riforme istituzionali all'interno degli apparati di Difesa del Myanmar, per prevenire il ripetersi di violazioni dei diritti umani.

Composta da due esperti internazionali e due membri locali, la Commissione ha iniziato il suo mandato il 15 agosto 2018, due settimane dopo la sua fondazione. Rosario Malano, diplomatica filippina e presidente dell’ICoE, aveva annuncia “imparzialità” e promesso che l’organismo non avrebbe “puntato il dito contro nessuno”, cercando di “cooperare con tutti per la pace e la stabilità della regione”. Nelle 461 pagine pubblicate lo scorso 20 gennaio, la Commissione afferma che tra il 25 agosto ed il 5 settembre 2017 – durante la massiccia offensiva dell’esercito birmano contro i ribelli islamici dell'Arakan Rohingya Salvation Army (Arsa) – sono stati commessi crimini di guerra. Tra questi vi sono gli omicidi di massa di quasi 900 persone in tre villaggi Rohingya.

L'Ue chiede al governo birmano anche di rispettare le misure provvisorie emesse lo scorso 23 gennaio dalla Corte internazionale di giustizia (Icj). Il Tribunale dell’Aja ha ordinato a Naypyidaw di fermare la violenza in Rakhine, prevenire tutti gli atti di genocidio contro la minoranza musulmana e riferire alla Corte sui progressi nei suoi sforzi. “Prevediamo – conclude l’Ue – che il governo del Myanmar rispetti pienamente l'ordine dell’Icj nell'interesse della giustizia. L'Ue è pronta a sostenere il governo del Myanmar nei suoi sforzi per affrontare le cause profonde dello sfaccettato conflitto in Rakhine”.

Giovedì, il consigliere di Stato Aung San Suu Kyi ha dichiarato al Financial Times che il Paese ha bisogno di più tempo per consegnare alla giustizia quanti hanno commesso crimini di guerra in Rakhine. La leader democratica ha insistito sulla necessità che essi siano perseguiti nel sistema giudiziario birmano. “I crimini di guerra che potrebbero essere stati commessi da membri dei servizi di difesa saranno perseguiti attraverso il nostro sistema di giustizia militare”, ha detto. “Dobbiamo rispettare l'integrità di questi procedimenti e astenerci da richieste irragionevoli, ovvero che il sistema giudiziario penale del Myanmar completi le indagini in un terzo del tempo regolarmente concesso ai processi internazionali”.

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