23/06/2015, 00.00
CINA
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Arsenico, fluoruri, iodio: oltre 100 milioni di cinesi bevono acqua avvelenata

I dati presentati da un giornale statale: circa 21 milioni di persone già affette da patologie gravi. Altri 87 milioni sono a rischio. I numeri sono più o meno gli stessi di 10 anni fa. Il governo spende miliardi di yuan, ma la burocrazia e l’inefficienza statale rendono questo stanziamento inutile.

Pechino (AsiaNews) – Decine di milioni di cinesi, soprattutto delle aree settentrionali del Paese, sono stati avvelenati negli anni dall’acqua erogata dal circuito nazionale. Un esperto del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie conferma livelli “non sicuri” di fluoruro e arsenico nell’acqua. Circa 21 milioni di persone sono al momento affette da patologie provocate da questa eccessiva esposizione, mentre altri 87 milioni sono a rischio.

I dati sono stati pubblicato sull’Oriental Outlook, magazine cinese collegato all’agenzia di stampa statale Xinhua. L’esperto citato dal giornale è Gao Yanhui, che sottolinea “gli sforzi compiuti dall’esecutivo per fermare questa deriva” ma aggiunge che l’avvelenamento sembra ormai fuori controllo. Le aree più colpite sono quelle delle pianure settentrionale: la provincia dell’Henan è al primo posto per livelli di veleno rilevati.

L’avvelenamento da arsenico ha colpito circa 600mila persone in 131 contee, sparse in quasi la metà delle province nazionali. Questo può causare problemi alla pelle e al fegato, oltre a varie tipologie di cancro. L’iper-assunzione di iodio riguarda invece 30 milioni di persone, che rischiano danni alla tiroide. Interessante notare come questi dati siano di fatto identici a quelli di 10 anni fa, quando secondo le statistiche ufficiali erano 30,98 milioni le persone a rischio.

Il governo centrale, scrive il giornale statale, ha speso “miliardi di yuan per cercare di migliorare la qualità dell’acqua soprattutto nelle aree rurali, ma i governi locali sono lo stesso a corto di fondi per continuare il lavoro”. A complicare il tutto anche una problematica burocratica: secondo l’attuale sistema è il ministero per le risorse idriche l’unico ad avere il potere di scegliere dove intervenire per migliorare la qualità dell’acqua, ma questo non ha le conoscenze geologiche per fare bene il proprio lavoro. 

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