27/05/2020, 09.44
RUSSIA
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Anche Mosca entra nella Fase-2. Ipotesi teologiche ed apocalittiche sul virus

di Vladimir Rozanskij

Solidarietà verso il patriarca Kirill nel giorno del suo onomastico. Il problema dell’uso del coro nella liturgia. Metropolita Ilarion: Vi è forse una guerra biologica e bio-psicologica, per controllare le persone. Il vescovo Irinej di Orsk: L’epidemia è uno dei segni dell’avvento dell’Anticristo. Quattro suore di Madre Teresa infettate dal coronavirus.

Mosca (AsiaNews) - Seppure con lentezza, la Russia comincia a vedere la fine della fase acuta della pandemia, anche se i numeri sono ancora preoccupanti: nelle ultime 24 ore sono stati rilevati 8915 casi di Covid-19 in 83 delle 89 regioni della Federazione Russa, dei quali quasi 3mila nella sola Mosca, con 174 decessi (in tutto da marzo quasi 4mila persone defunte). Le autorità regionali, a cui Putin ha delegato quasi tutte le responsabilità, cominciano progressivamente a togliere le limitazioni di isolamento e quarantena.

Anche la Chiesa Ortodossa, particolarmente colpita dall’epidemia, trae qualche respiro di sollievo, ricominciando a permettere le celebrazioni in molte chiese, placando le ire dei tanti “negazionisti” ortodossi. Il patriarca Kirill (Gundjaev), che nelle scorse settimane era rimasto quasi del tutto separato nella sua residenza di Peredelkino, ha presieduto il 25 maggio la riunione on-line del Comitato patriarcale per la lotta al coronavirus, aprendo alle riaperture secondo i decreti governativi e regionali. Il giorno precedente, il 24 maggio, si sono tenute in regime ancora di distanziamento le solenni celebrazioni dei santi Cirillo e Metodio, “maestri degli slavi”, a cui è legata anche la festa civile, sotto il nome della “Giornata della scrittura e della cultura slava”. Essendo anche il giorno onomastico del patriarca, tutti i membri del Sinodo hanno rivolto calorosi auguri al patriarca, manifestando solidarietà alle sue sofferenze per questo difficile periodo, ma anche ringraziando per come egli “guida la nostra navicella ecclesiale, e crediamo che si alzerà il vento, e le onde del mare in burrasca presto si calmeranno”.

Il membro più autorevole del Sinodo, il metropolita Ilarion (Alfeev), ha avanzato preoccupanti interpretazioni sul periodo che stiamo vivendo: “Esiste, accanto alle ipotesi di guerra biologica, anche la possibilità di una guerra bio-psicologica, quando si cerca di incutere timore nella popolazione, per controllarla in modo più radicale”, ha affermato Ilarion al canale Tv Rossija-24. Egli ha invitato quindi a sviluppare una “forte immunità non soltanto a livello fisico, ma anche spirituale, nella forza d’animo”.

Un altro vescovo ortodosso, Irinej (Tafunja) di Orsk, ha pubblicato sul sito diocesano un testo di valutazione su “Epidemia del coronavirus dal punto di vista escatologico”, in cui il Covid-19 è considerato uno dei segni dell’avvento dell’Anticristo: “Dopo i codici del fisco con il 666, le carte di credito, i soldi elettronici e altre cose simili, vediamo oggi con la scusa del virus un altro passo verso il controllo totale di ogni persona. Nei dati controllati verrà decisa la vita economica e sociale di ognuno, senza di essi non si potrà vivere. Probabilmente la prossima misura sarà l’installazione di un chip direttamente sotto la pelle, per controllare non solo la salute, ma anche le emozioni e le azioni della gente”.

Una delle questioni più discusse per la riapertura delle chiese ortodosse alle celebrazioni riguarda la composizione dei cori liturgici. La Chiesa Ortodossa è infatti una Chiesa “cantante”: le liturgie sono sempre cantate dai celebranti e dal coro, a nome del popolo. Il problema è che ogni coro comporta inevitabilmente un pericoloso “assembramento”, non potendo infatti rispettare le misure di distanziamento. Il coro è pure uno “scambio di respiri”, ossia quanto di più pericoloso dal punto di vista infettivo. Per il momento, la tendenza è quella di restaurare le melodie monotoniche, che risalgono agli strati più antichi della liturgia ortodossa.

Un piccolo scandalo “negazionista” si è intanto verificato a Mosca anche in campo cattolico: la grande comunità delle Missionarie della Carità di Madre Teresa, che opera in periferia di Mosca con i bambini invalidi, non avrebbe per principio rispettato le norme di isolamento, col risultato che 4 delle 10 suore hanno contratto il Coronavirus insieme a diversi volontari, e perfino alcuni dei bambini ospiti della struttura. Le suore continuano anche a svolgere l’assistenza ai senzatetto per le strade di Mosca, incuranti dell’epidemia.

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