08/07/2009, 00.00
IRAN - CINA
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Ahmadinejad: le elezioni presidenziali sono state “le più libere” al mondo

Nel primo discorso televisivo dopo le proteste, il presidente ostenta sicurezza e celebra un fausto futuro per il Paese. Ma l’opposizione non cede. Teheran offre vantaggiosi accordi petroliferi alla Cina, che però è cauta e appare incerta sulle prossime evoluzioni politiche in Iran.

Teheran (AsiaNews/Agenzie) – Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad celebra l’inizio di “una nuova era” per il Paese, nel suo primo discorso dopo le controverse elezioni del 12 giugno, alla televisione di Stato. Intanto cerca nuovi accordi miliardari con la Cina per lo sfruttamento delle risorse petrolifere, ma Pechino appare molto cauta.

Alle diffuse accuse di brogli elettorali (pare che in alcuni seggi i voti da lui ricevuti siano maggiori del numero dei votanti), Ahmadinejad risponde che le elezioni presidenziali sono state “il voto più libero del mondo” e “un nuovo inizio per la Repubblica islamica”.

Il presidente non ha affrontato le singole contestazioni interne e internazionali. Ha ribadito l’accusa che è l’Occidente – soprattutto Stati Uniti e Gran Bretagna -  a porre dubbi sul voto e a fomentare le proteste di piazza esplose per le accuse di brogli elettorali, che sono state le maggiori manifestazioni dalla rivoluzione islamica del 1979.

Intanto le opposizioni non cedono. L’ex presidente Mohammad Khatami, il candidato alle elezioni mir Hossein Moussavi e Mehdi Kharroubi si sono incontrati il 6 luglio e hanno ribadito che l’elezione di Ahmadinejad è “illegittima”. Essi hanno chiesto di togliere lo “stato di sicurezza” imposto al Paese per impedire altre manifestazioni e proteste, ma hanno pure raccomandato ai loro sostenitori di mantenere la calma e di restare entro i limiti della legge. Hanno anche insistito per l’immediata liberazione dei dimostranti arrestati. Le autorità ammettono almeno 1.000 arresti ma i media parlano di 20 morti e migliaia di oppositori arrestati.

L’incertezza politica interna si riflette in campo internazionale. Teheran ha invitato la Cina a partecipare a progetti di sfruttamento petrolifero per un valore di 42,8 miliardi di dollari per la costruzione ed espansione di raffinerie e lo sviluppo di 1.640 chilometri di un oleodotto dalla settentrionale Neka, sul Mar Caspio, fino a Jask sul Golfo di Oman.

Shahnazi Zadeh, viceministro iraniano per il Petrolio e presidente della statale National Iranian Oil, ieri a Pechino ha detto che le società cinesi investiranno nella costruzione di raffinerie. In cambio Teheran offre forniture di petrolio greggio alle nuove raffinerie con prezzo scontato del 5%, otto anni di esenzioni fiscali e la possibilità per gli investitori stranieri di trasferire all’estero il ricavato degli investimenti.

L’Iran ha grandi giacimenti di petrolio e gas naturale ma i contrasti con i Paesi occidentali gli ha tolto la tecnologia e i finanziamenti necessari per lo sfruttamento. Ora guarda sempre più ad est e spera di portare la sua capacità estrattiva dagli attuali 44 milioni di litri di greggio al giorno a 190 milioni entro il 2012.

Tuttavia Pechino è cauta e ieri Gao Yang, dirigente della statale Sinopec, leader nel settore petrolifero, ha commentato che “questi progetti sono impressionanti, ma ci occorre tempo per considerare le nuove politiche e osservare lo sviluppo dell’ambiente politico nel Paese, prima di decidere”. Esperti dicono che forse la Cina non considera Ahmadinejad forte come egli afferma.

 

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