16/07/2010, 00.00
ASIA
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Acqua, un diritto umano fondamentale. Ne discute l'Onu

Almeno 3 miliardi di persone non hanno acqua corrente entro un chilometro da casa, 884 milioni attingono l’acqua potabile da fonti non protette. L’Onu discute se riconoscere l’acqua come diritto umano fondamentale. Ma Canada e altri Stati sviluppati si oppongono.

Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) – Il diritto all’acqua come diritto umano fondamentale: alle Nazioni Unite è in discussione una risoluzione che lo afferma e si prevede che sarà votata entro luglio. Ma incontra l’opposizione di Paesi occidentali, il Canada in testa, e si profila un duro contrasto nord-sud. Maude Barlow, sostenitrice della risoluzione ed ex consigliere  Onu per l’Acqua nel 2008-2009, spiega all’agenzia Inter Press Service che circa 2 miliardi di persone vivono in regioni povere di acqua e almeno 3 miliardi non hanno acqua corrente entro un chilometro dall’abitazione. La Barlow ha mandato una lettera a tutti i 192 delegati Onu per chiedere che il diritto all’acqua sia inserito tra i diritti umani fondamentali, sottolineando che ciò è necessario per una vita degna e che quando nel 1948 è stata approvata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani non si poteva pensare che un giorno il diritto all’acqua sarebbe stato contestato. Spiega che “nel 2010 non è esagerato dire che la mancanza di un accesso all’acqua potabile sia la maggiore violazione mondiale dei diritti umani”.

Il Canada si oppone al riconoscimento di questo diritto, come pure l’Australia e Stati occidentali come Stati Uniti e Gran Bretagna, al punto che la controversia “inizia a porsi” come un contrasto tra nord e sud del mondo. La risoluzione in discussione riconosce come diritti fondamentali “l’acqua e la sanità”.

Ann-Mari Karlsson dell’Istituto internazione di Stoccolma per l’acqua (Siwi) è d’accordo che “il diritto all’acqua e alla sanità sono componenti del diritto a un adeguato standard di vita e che questi diritti rientrano nell’art. 11 della Convenzione internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali”.

I dati riportati dal Siwi sono gravissimi: 884 milioni di persone attingono ancora l’acqua potabile da fonti come laghi, canali di irrigazioni, pozzi non protetti; oltre il 50% dei bambini malnutriti dipendono da diarrea e infezioni intestinali conseguenze della mancanza di acqua pulita e dello scarso igiene, ogni anno ci sono 1,8 milioni di morti per infezioni intestinali e il 90% sono bambini con meno di 5 anni, quasi tutti in Paesi in via di sviluppo; nei Paesi in via di sviluppo metà dei letti in ospedale sono occupati da pazienti vittime di malattie collegate con la scarsità d’acqua; almeno i due terzi delle persone che mancano d’acqua hanno meno di 2 dollari al giorno per vivere.

Tra i 10 Paesi maggiori utilizzatori d’acqua ci sono India, Cina, Pakistan, Giappone, Thailandia, Indonesia, Bangladesh e Russia, oltre a Usa e Messico, ma nelle grandi città i poveri abitanti in baraccopoli pagano un litro d’acqua da 5 a 10 volte di più di chi vive nei quartieri ricchi. Un bambino nato nei Paesi sviluppati consuma da 30 a 50 volte più acqua di uno nato in un Paese in via di sviluppo.

L’Unione europea ha già riconosciuto l’acqua come un diritto umano e i sostenitori della mozione sperano che i Paesi Ue si battano per approvarla. Ma nessuno si aspetta un immediato riconoscimento di questo diritto, vista l’opposizione di vari Paesi e la necessità di raggiungere un consenso globale. Esperti osservano che molte opposizioni sono motivate dalla ricerca di guadagno economico: per mantenere il diritto a vendere l’acqua a prezzo alto.

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