12/01/2013, 00.00
INDONESIA – ISLAM
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Aceh: la crescente applicazione della Sharia, fonte di tensioni sociali

di Mathias Hariyadi
Il timore è che si crei una frattura fra fondamentalisti e musulmani moderati. La provincia registra una progressiva “islamizzazione”, frutto di calcolo politico e incapacità gestionali. Critiche per l’uso eccessivo della forza della “polizia morale” nel reprimere i comportamenti devianti. Nel 2012 registrati 50 casi di violenze legate alla Sharia.

Jakarta (AsiaNews) - Nel futuro prossimo la provincia di Aceh, la sola in Indonesia (nazione musulmana più popolosa al mondo) in cui vige la Sharia, registrerà una crescente applicazione della legge islamica, che verrà fatta rispettare con maggiore rigore e disciplina. È quanto prevedono esperti e membri della società civile, considerando i rapporti elaborati da organismi indipendenti e valutando le dichiarazioni del neo governatore Zaini Abdullah, più duro e inflessibile del predecessore Irwandy Jusuf. Leader della guerriglia separatista GAM, a lungo in esilio in Svezia, Abdullah ha fatto dell'applicazione della Sharia uno dei punti fermi della campagna elettorale; la legge islamica è stata anche una delle condizioni essenziali - poste dai ribelli indipendentisti - per mettere la parola fine alla decennale guerra con Jakarta.  

Il divieto imposto alle donne del distretto di Lhokseumawe di sedere a cavalcioni sulle moto, e alcune norme su morale e costumi ad Aceh, fra cui il divieto di indossare jeans o minigonne, sono solo alcuni fra i molti esempi di "islamizzazione" della provincia. Il rischio, avvertono gli esperti, è che si formi una "frattura sociale" sempre più profonda e marcata fra i musulmani moderati e i gruppi fondamentalisti, che godono del sostegno delle amministrazioni locali per meri "calcoli politici". Spesso, infatti, le concessioni in tema di costume e morale - con le conseguenti polemiche - servono solo a coprire incapacità e limiti gestionali, oltre che il tentativo di deviare l'attenzione da problemi economici e sociali.

Interpellato da AsiaNews il professor Teuku Kemal Fasya, noto antropologo e docente alla Malikussaleh University di Lhokseumawe (Aceh), attivo nel dialogo interreligioso, non nasconde i pericoli insiti nell'eccessiva applicazione della Sharia, possibile incubatore di nuove violenze. Secondo l'esperto si è registrata una frattura sulle modalità di applicazione della legge islamica nella provincia e il suo peso in seno alla vita dei cittadini. Molti contestano una manipolazione che trasforma una "identità culturale" in una "icona politica", che è poi foriera di abusi. "Le persone - spiega a titolo esemplificativo - sono felici di vedere le donne che indossano il velo (jilbab) in pubblico, mentre respingono l'uso eccessivo della forza esercitato dalla 'polizia morale' nei suoi interventi".

Vi è quindi una certa dose di insopportazione nei confronti delle punizioni ingiuste in tema di morale e comportamento, che spesso colpiscono donne povere ed emarginate. I sospetti, avverte, vengono puniti con pene corporali "senza processo, e senza la tutela legale di avvocati o consiglieri". Fra le categorie che "premono" per l'applicazione integrale della Sharia vi sono gli studenti delle scuole islamiche e persone della classe media, prive di alcuna formazione religiosa specifica. Alla violenza fisica, egli unisce infine il problema della violenza "verbale" e delle minacce; un fenomeno che giudica "in netto aumento", così come gli attacchi contro quanti "si oppongono" a questo sistema culturale caratteristico di Aceh.

Una conferma arriva da Destika Gilang Lestari, coordinatore provinciale della Commissione per le persone scomparse e le vittime delle violenze (Kontras), secondo cui i casi di violenze legate alla Sharia, lo scorso anno, sono stati in tutto 50; una dato in crescita, rispetto ai 47 registrati nel 2011. Il dato, spiega l'esperto, resta sempre "elevato nella provincia di Aceh", con "16 casi di assalti" contro persone colpevoli di coltivare rapporti extraconiugali. Gli autori degli attacchi sono nella maggior parte dei casi "abitanti della zona", che hanno scoperto "coppie impegnate in rapporti sessuali" giudicati illeciti.

Fra i protagonisti delle violenze vi sono anche membri della famigerata Wilayatul Hisbah, le guardie a difesa della Sharia, implacabili nel colpire soprattutto le donne che viaggiano a bordo di moto. Il Kontras ha anche registrato 23 casi legati alla "repressione di atti sessuali" da parte della polizia islamica, 11 dei quali durante i blitz degli agenti e altri sei nella punizione (corporale) dei "colpevoli". "Siamo certi - conclude Destika Gilang Lestari - che nel 2013 i casi di violenza legati alle leggi sulla Sharia aumenteranno". 

 

 

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