30/05/2020, 16.36
VATICANO
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​Papa: la pandemia spinga a cercare nuove vie per annunciare Gesù

Lettera di Francesco ai sacerdoti della diocesi di Roma. “Partecipiamo con Gesù alla sua passione, la nostra passione, per vivere anche con Lui la forza della risurrezione: certezza dell’amore di Dio capace di muovere le viscere e di uscire agli incroci delle strade per condividere ‘la Buona Notizia con i poveri, per annunciare la liberazione ai prigionieri e la vista ai ciechi, per dare libertà agli oppressi e proclamare un anno di grazia dal Signore’ (cfr Lc 4,18-19), con la gioia che tutti possono partecipare attivamente con la loro dignità di figli del Dio vivente”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – La riapertura delle varie attività, chiuse da una pandemia che ha messo in crisi la società dei consumi, renderà “indispensabile sviluppare un ascolto attento ma pieno di speranza, sereno ma tenace, costante ma non ansioso che possa preparare e spianare le strade che il Signore ci chiama a percorrere”. Annunciare in modo nuovo la presenza di Gesù è l’oggetto della lettera che papa Francesco ha inviato per Pentecoste ai sacerdoti della “sua” diocesi.

“Tutti – scrive Francesco - abbiamo ascoltato i numeri e le percentuali che giorno dopo giorno ci assalivano; abbiamo toccato con mano il dolore della nostra gente”. “La paura ancestrale del contagio è tornata a colpire con forza. Abbiamo condiviso anche le angoscianti preoccupazioni di intere famiglie che non sanno cosa mettere nei piatti la prossima settimana. Abbiamo sperimentato la nostra stessa vulnerabilità e impotenza”.

“I nostri modi abituali di relazionarci, organizzare, celebrare, pregare, convocare e persino affrontare i conflitti sono stati modificati e messi in discussione da una presenza invisibile che ha trasformato la nostra quotidianità in avversità. Non si tratta solo di un fatto individuale, familiare, di un determinato gruppo sociale o di un Paese. Le caratteristiche del virus fanno scomparire le logiche con cui eravamo abituati a dividere o classificare la realtà. La pandemia non conosce aggettivi, confini e nessuno può pensare di cavarsela da solo. Siamo tutti colpiti e coinvolti”.

“Esposti e colpiti personalmente e comunitariamente nella nostra vulnerabilità e fragilità e nei nostri limiti, corriamo il grave rischio di ritirarci e di stare a ‘rimuginare’ la desolazione che la pandemia ci presenta, come pure di esasperarci in un ottimismo illimitato, incapace di accettare la reale dimensione degli eventi”.

Si tratta invece di elaborare nuove strade e nuovi stili di vita. Ricordando che tra i discepoli che dopo la crocifissione erano spaventati e stavano chiusi nel Cenacolo, venne Gesù risorto e portò lo Spirito Santo. “Il Signore non ha scelto o cercato una situazione ideale per irrompere nella vita dei suoi discepoli. Certamente avremmo preferito che tutto ciò che è accaduto non fosse successo, ma è successo; e come i discepoli di Emmaus, possiamo anche continuare a mormorare rattristati lungo la strada (cfr Lc 24,13-21). Presentandosi nel Cenacolo a porte chiuse, in mezzo all’isolamento, alla paura e all’insicurezza in cui vivevano, il Signore è stato in grado di trasformare ogni logica e dare un nuovo significato alla storia e agli eventi. Ogni tempo è adatto per l’annuncio della pace, nessuna circostanza è priva della sua grazia”.

“Lasciamoci sorprendere ancora una volta dal Risorto. Che sia Lui, dal suo costato ferito, segno di quanto diventa dura e ingiusta la realtà, a spingerci a non voltare le spalle alla dura e difficile realtà dei nostri fratelli. Che sia Lui a insegnarci ad accompagnare, curare e fasciare le ferite del nostro popolo”.

“Partecipiamo con Gesù alla sua passione, la nostra passione, per vivere anche con Lui la forza della risurrezione: certezza dell’amore di Dio capace di muovere le viscere e di uscire agli incroci delle strade per condividere ‘la Buona Notizia con i poveri, per annunciare la liberazione ai prigionieri e la vista ai ciechi, per dare libertà agli oppressi e proclamare un anno di grazia dal Signore’ (cfr Lc 4,18-19), con la gioia che tutti possono partecipare attivamente con la loro dignità di figli del Dio vivente”.

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