Foraggiato dall'Iran per 20 anni come elemento di deterrenza, l'"Asse della resistenza" sta tenendo un basso profilo nella guerra. Dal premier iracheno al leader religioso al-Sadr l’ordine è “far tacere” le “voci spericolate” che vogliono entrare conflitto. Almeno 20 nazioni musulmane e arabe sottoscrivono un documento per un Medio oriente libero da armi nucleari “senza eccezioni” (con un riferimento a Israele).
I ribelli filo-iraniani, dopo aver colpito un’area adiacente lo scalo Ben Gurion, annunciano un’offensiva sugli aeroporti per bloccare il traffico aereo. Per la prima volta Israele ha ammesso di essere stata colpita ed emergono dubbi sulla tenuta della copertura. Il governo Netanyahu approva una operazione per conquistare il controllo di Gaza, a discapito degli ostaggi. Ira dei familiari.
Almeno 68 le vittime, provenienti dall’Africa, nel raid aereo statunitense che il 27 aprile ha colpito un centro di detenzione. Da metà marzo i caccia americani - col sostegno di Londra - hanno preso di mira almeno mille obiettivi. Gruppi attivisti riferiscono di almeno 400 civili uccisi. Papa Francesco fra le poche voci a denunciare il dramma della migrazione nella regione.
In una riflessione inviata ad AsiaNews il vicario d'Arabia definisce il pontefice “presenza concreta” per i cristiani della regione. Il viaggio apostolico del 2019, la nascita della Casa Abramitica e la firma del documento sulla fratellanza. Una fraternità universale che accoglie le differenze come dono e ricchezza, l’Enciclica Laudato sì e il rammarico per la mancata partecipazione alla COP28.
Ad AsiaNews lo studioso giordano Al Sabaileh definisce “probabili” le voci di una cessione delle armi da parte di diversi gruppi sciiti attivi in Iraq. Decisiva la pressione degli Stati Uniti e il timore dell’apertura di un ultimo fronte dopo Siria, Libano e Yemen. Ma con la fine della lotta armata “anche il loro peso politico non sarà più lo stesso” in vista delle elezioni di ottobre.
Secondo il rapporto di Amnesty International in Iran, Iraq e Arabia Saudita il 91% delle condanne a morte note. Mancano dati per Cina, Corea del Nord e Vietnam per i quali sono segreti di Stato. Teheran e il boom di esecuzioni (anche) per reprimere la protesta. Regimi e governi usano la pena capitale come “arma” da sfruttare col “falso pretesto” di migliorare la sicurezza.