L'amministratore delegato di Gazprom parla di “accordo giuridicamente vincolante” con la China National Petroleum Corporation (Cnpc). L'impianto - su cui la Russia spinge da tempo -potrebbe fornire fino a 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno a Pechino per un periodo di 30 anni. E risulterebbe vitale per compensare le perdite degli acquisti dall’Europa. Silenzio dai media cinesi sui dettagli che finora aveva bloccato l'intesa.
Si moltiplicano gli incontri e i progetti per nuove iniziative di cooperazione tra la leadership politica della Mongolia e i capi di Stato e di governo dell'Asia Centrale. In una rete di relazioni che non ha solo un significato politico e commerciale ma rappresenta anche una forma di riunificazione storica e commerciale.
Nel 80° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, l’imperatore visita per la prima volta Ulan Bator per rendere omaggio ai soldati giapponesi morti nei campi sovietici. Ma l’ombra delle atrocità commesse dall’esercito imperiale continua a pesare nei rapporti con i Paesi asiatici, con cui oggi Tokyo cerca nuove aperture diplomatiche in chiava anti-Pechino.
Gomboja Zandanshatar è stato eletto dopo le dimissioni di Oyun-Erdene, sfiduciato in seguito a forti proteste a Ulan Bator. Ex banchiere con studi in Russia e ricerche a Stanford, dovrà affrontare gravi sfide economiche. "Revisione del bilancio inevitabile", ha detto. Annunciate riforme fiscali e strette su consumi di lusso e alti redditi.
Il primo ministro sfiduciato dal parlamento aveva promosso una "Nuova politica di ripresa" per rendere la Mongolia indipendente dalle grandi élite dell'industria mineraria. Nonostante la crescita economica e la riduzione del debito pubblico, il suo governo ha dovuto affrontare crescenti accuse, scatenate dal lusso ostentato dal figlio sui social. Ora si è aperta una nuova fase di incertezza politica per il Paese incastonato tra Russia e Cina.
Il primo ministro Luvsannamsrain Oyun-Erdene ha chiesto al Parlamento un voto di fiducia, dopo che la piazza l'ha accusato di favorire la corruzione e le disuguaglianze. Il premier invece ha puntato il dito contro gli oligarchi del settore minerario. Intanto si fanno strada i timori per un possibile rafforzamento dei poteri presidenziali, in vista delle elezioni del 2027.