26/03/2025, 13.29
GIORDANIA
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Mons. Dal Toso: 'Giordania resta esempio di pace in Medio Oriente'

di Daniele Frison

Il nunzio apostolico ad Amman ad AsiaNews: "Armi della Santa Sede sono il dialogo e lo scambio reciproco". Il governo giordano è impegnato a percorrere "strade di riconciliazione": dal Paese "flussi costanti" di aiuti verso Gaza. I rifugiati siriani stanno vivendo un "cauto desiderio di ritorno": in 50mila sono tornati in patria. La nuova chiesa latina sul Giordano "manifesta la vitalità della comunità cristiana".

Amman (AsiaNews) - “Le armi che la Santa Sede ha per promuovere la pace non sono quelle dell’economia o della forza militare, ma quelle del dialogo e dello scambio reciproco. Credo che proprio nei rapporti con la Giordania questo sia estremamente fruttuoso”. Mons. Giovanni Pietro Dal Toso, 60 anni, è il nunzio apostolico in Giordania. Lo abbiamo incontrato presso la nunziatura apostolica, nella periferia ovest di Amman. Insediato nel 2023, ha vissuto dagli inizi la crisi di Gaza, dal Paese divenuto hub degli aiuti umanitari, con “flussi costanti” verso l’enclave già da prima del 7 ottobre, come dimostra il lavoro di Caritas Jordan. “Quello che succede dall'altra parte del Giordano si sente anche qui - dice -. Il ruolo della nunziatura è mediare e favorire questi interventi”. 

Le sofferenze travalicano quindi il fiume Giordano, da ben prima di stimolare le recenti iniziative di solidarietà, giunte per 76 anni con l’esodo dei palestinesi - scandito da diverse ondate, come quelle del 1948 e del 1967. “Il governo giordano cerca di arginare questo conflitto e di trovare una soluzione, insieme ad altri Paesi arabi”, spiega mons. Dal Toso. Ricordando la conferenza “Call for Action: Urgent Humanitarian Response for Gaza” svolta in Giordania dopo mesi di attacchi disumani, che hanno ucciso 50mila persone palestinesi, secondo le stime di Hamas degli ultimi giorni. Co-organizzata dal Regno Hashemita, dall’Egitto e dall’Onu, è stata un importante coordinamento diplomatico internazionale. “La Giordania sta cercando non solo di mediare, ma anche di promuovere un reale aiuto verso i palestinesi”, continua. Papa Francesco - ricorda - durante la visita del 2014 definì re Abdallah II “uomo di pace, artefice della pace”.

Una pace che va costantemene coltivata, perché la sua esistenza è fragile, e non bisogna mai darla per scontata. La recente rottura della tregua tra Israele e Hamas, causata dalla ripresa dei bombardamenti sulla Striscia, dimostra che essa “non è un pacchetto che si autoproduce”. “La pace è il frutto della ricerca da parte di uomini di pace. Per questo c'è un costante appello del papa verso i responsabili delle nazioni - afferma mons. Dal Toso -. Deriva da uno sforzo politico da parte di chi governa”. Di questo la Giordania rappresenta un esempio, in quanto alla ricerca di “strade di riconciliazione”. Mantiene una stabilità pur esistendo in un Medio Oriente turbolento, con i Paesi confinanti piegati da numerosi conflitti. Essa, sostenuta dagli ingenti aiuti internazionali, ha permesso di ospitare milioni di persone rifugiate. “Nel fondo del cuore dell'uomo c'è il desiderio di vivere in pace con l'altro - continua -. È responsabilità di chi governa ascoltare questo desiderio che sale dai popoli”. Sulla possibilità che le persone gazawe vengano trasferite in Giordania, ha aggiunto: “La posizione della Santa Sede è chiara. Non è un piano che si possa realizzare; la deportazione forzata lede il diritto internazionale”. 

La nunziatura apostolica in Giordania venne istituita nel 1994. Nel marzo 2024 mons. Paul Richard Gallagher, segretario della Santa Sede per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, ha visitato il Paese per celebrare 30 anni di relazioni diplomatiche. “In quella occasione ci fu anche una donazione del papa a Caritas Jordan, per sostenere il lavoro a favore di Gaza”, spiega mons. Dal Toso. Ma “scambio, dialogo e conoscenza reciproca” sono promossi anche dalla “diplomazia culturale”. La visita del card. Pietro Parolin - ospitato in nunziatura ad Amman lo scorso gennaio per presenziare all’inaugurazione della nuova chiesa latina presso il sito giordano del Battesimo di Al-Maghtas - ha avuto “un’eco fortissima, non solo dal punto di vista ecclesiale”, dice. L’incontro con re Abdallah II, al quale era presente anche il card. Pizzaballa, è stato occasione - hanno riportato i canali della monarchia - per ribadire i “forti legami” e la “necessità di fermare la guerra israeliana”.

Un fenomeno “urgente” che sta attraversando la Giordania in questo momento è il ritorno in patria delle persone rifugiate siriane. Sarebbero almeno 50mila - su oltre un milione - coloro che sono partiti per tornare in Siria dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad dello scorso 8 dicembre. “C’è un desiderio di ritorno, anche se cauto. La stessa cosa accade a Cipro (Dal Toso dal 2023 è anche nunzio apostolico a Cipro, ndr). Ritorno vuol dire desiderare una certa normalità, anche se adesso è difficile”, afferma. Infatti, in Siria vige ancora una forte incertezza politica, economica e sociale. E questo prudente ritorno comunque “non significa che in Giordania l'emergenza rifugiati sia finita - spiega mons. Dal Toso -. Secondo stime dell’Unhcr l'assistenza ai rifugiati siriani è addirittura ampiamente sottofinanziata rispetto alle necessità”. 

Il nunzio apostolico in Giordania ha visitato la Siria nel 2017 - inviato ad Aleppo da papa Francesco - come in successive occasioni. “Nell’ultima fase, prima della caduta del presidente Assad, ho constatato una povertà molto grave e diffusa. Sono stato molto colpito dal fatto che i nostri organismi cattolici finanziavano soprattutto l'acquisto di medicine”, racconta. Lo scorso febbraio il presidente ad interim della Siria al-Sharaa ha visitato la Giordania, per rafforzare i rapporti tra i due Paesi. Re Abdallah II ha ribadito il sostegno alla “ricostruzione” della Siria “garantendo l’unità, la sicurezza e la stabilità”. “Siamo Paesi vicini, quindi c’è bisogno di un aiuto reciproco”, afferma il nunzio. Lo scorso dicembre si è tenuto ad Aqaba un meeting internazionale per sottolineare il sostegno arabo alla transizione politica della Siria. “È chiaro che la Giordania ha interesse a favorire la pacificazione”, aggiunge.

Infine, la nunziatura naturalmente mantiene “uno scambio costante” con la Chiesa locale: “Il senso della presenza del nunzio non è di imporre la linea della Santa Sede, ma di essere a disposizione”. L’arcivescovo Giovanni Pietro Dal Toso spiega che c’è un “rapporto stabile” con il Patriarcato Latino di Gerusalemme, non solo per quanto concerne gli aiuti per Gaza. Il rappresentante del Patriarcato per la Giordania è il vicario Iyad Twal, ordinato lo scorso mese nella nuova chiesa latina, al confine con la Cisgiordania. “Al sito giordano del Battesimo c’è un genius loci: una presenza della grazia molto speciale - dice -. Per la comunità cristiana (circa il 2% della popolazione, ndr) è un luogo importante perché riguarda la vita stessa di Cristo”. Esso “manifesta la vitalità di questa comunità cristiana”, che qui - come in altri siti cristiani nel Paese - si riunisce. Facendo esperienza di un “momento forte di identificazione”, conclude Dal Toso.

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