15/10/2010, 00.00
INDIA - MEDIO ORIENTE
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Vescovo siro-malabarese: più attenzione per i migranti indiani nei Paesi Arabi

di Bosco Phutur
Mons. Bosco Puthur, vescovo di Foratiana e partecipante al Sinodo per il Medio oriente, racconta ad AsiaNews la situazione dei 400mila siro-malabaresi indiani emigrati per lavoro nella regione del Golfo Persico. Per il prelato, i fedeli emigrati nei Paesi arabi si allontanano dalla Chiesa per l’inesistenza di parrocchie e la poca formazione del clero.

Roma (AsiaNews) – La situazione dei migranti cristiani nei Paesi Arabi è tra le tematiche di maggiore importanza discusse al Sinodo per le Chiese del Medio oriente in corso a Roma.

Con oltre 400mila fedeli emigrati nei Paesi del Golfo Persico su 3 milioni di cristiani, la Chiesa siro-malaberese indiana, secondo la tradizione fondata da S. Tommaso apostolo, è tra le comunità di maggiore importanza della regione. La sua presenza nei Paesi Arabi è però minacciata, oltre che dalle restrizioni tipiche degli Stati islamici, anche da un’inadeguata attenzione ai problemi pastorali e sociali dei suoi fedeli che dall’India si recano nella regione per lavoro.

AsiaNews ha raccolto la testimonianza di Mons. Bosco Puthur, vescovo siro – malabarese di Foratiana (Kerala) e membro dell’Assemblea sinodale. Il prelato sottolinea che la mancanza di catechesi e di luoghi di culto sta allontanando molti fedeli dalla Chiesa cattolica e invita la Santa Sede a una maggiore attenzione nei confronti di questa comunità.       

Vorrei portare all’attenzione dell’Assemblea sinodale alcuni problemi pastorali indicati nell’Instrumentum Laboris no. 49 e 50, dove si legge: “Un nuovo e importante fenomeno che sta avvenendo nei Paesi del Medio Oriente è l’arrivo di centinaia di migliaia di lavoratori migranti dall’Africa e dell’Asia…Queste persone sono soggette  a ingiustizie sociali…Questi immigrati chiedono l’attenzione delle nostre Chiese che hanno una responsabilità pastorale e devono assisterli sia nella religione che nei problemi sociali”.

I fedeli Siro-malabaresi sono presenti nella regione del Golfo fin dagli anni ’60. Essi dipendono in toto per i loro bisogni pastorali dai Vicariati latini del Kuwait e dell’Arabia. Queste strutture ecclesiastiche, create nel 20mo secolo per poche migliaia di fedeli immigrati, non riescono più a prendersi cura dei milioni di fedeli che oggi vivono nella regione.

Noi siamo grati dello sforzo compiuto in questi anni dai due Vicariati apostolici. Tuttavia, la situazione della pastorale dei fedeli siro-malabarese nei Paesi del Golfo Persico è molto inadeguata e insoddisfacente. Ci sono quasi 4.300.000 migranti siro-malabaresi nella regione (Arabia Saudita 190.000; Emirati Arabi 110. 000; Oman 45.000; Kuwait 40.000;Bahrain 35.000; Qatar 10.000), ma a tutt’oggi nessuna parrocchia è stata eretta per loro. Per i fedeli Siro-malabaresi mancano un’adeguata pastorale e una formazione catechistica che siano in linea con le loro tradizioni ecclesiastiche, eccetto a Doha (Qatar). La gerarchia della nostra Chiesa non è per niente coinvolta né preparata a questo scopo. Doha è l’unica chiesa costruita in passato per i nostri fedeli, ma non è una parrocchia e resta una succursale di quella latina. Inoltre, la gerarchia Siro – malabarese è soggetta a diverse restrizioni a causa di un documento della Santa Sede, che impedisce alla nostra Chiesa di fornire un’adeguata cura pastorale ai nostri fedeli presenti nella regione.

La comunità è in una grave situazione e gran parte dei fedeli è diventata indifferente alla religione cattolica. I sacerdoti e i religiosi attualmente operanti nella regione non hanno la necessaria formazione pastorale e liturgica per prendersi cura della nostra gente, che rischia di essere fuorviata da gruppi pentecostali, molto fiorenti nella regione del Golfo. È quindi indispensabile per la nostra Chiesa prendersi cura di questa fedeli, attraverso la creazione di strutture ecclesiali e che garantiscano l’autonomia alle nostre gerarchie. Al contrario di quanto sostenuto, da alcuni ecclesiastici, i governi nella regione del Golfo sono in generale aperti alle comunità cristiane, dal momento che hanno bisogno di mano d’opera. In questa situazione, la Chiesa siro-malabarese propone alla Santa Sede di intraprendere azioni immediate e adeguate a stabilire almeno una eparchia [circoscrizione amministrativa o religiosa] nella regione del Golfo per i fedeli siro-malabaresi. Questa unità in termini ecclesiastici potrà coprire gli attuali territori al momento dipendenti dai Vicariati di Arabia e Kuwait. La sede può essere Doha, la capitale del Qatar. Qui abbiamo l'unica chiesa siro-malabarese nella regione del Golfo e il Qatar è relativamente aperto e politicamente piuttosto liberale ed a livello geografico il più accessibile della regione per i fedeli. Speriamo e invitiamo la Santa Sede a porre rimedio alla grave situazione nella regione, per consentire ai nostro fedeli un’adeguata cura pastorale e sociale, in conformità con la tradizione liturgica e spirituale dei cristiani di San Tommaso.

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