06/12/2019, 13.21
INDIA
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Vescovo indiano: Dolore e vergogna per le violenze contro le donne, ‘che ci danno la vita’

Una ragazza di 23 anni, aggredita ieri in Uttar Pradesh, lotta per la sopravvivenza. In India viene stuprata una donna ogni 15 minuti. Mons. Gerald John Mathias: “Il rispetto per la donna si impara in famiglia”. La discriminazione delle donne “inizia fin dall’utero materno”. La Chiesa indiana ovunque lavora per l’empowerment femminile.

New Delhi (AsiaNews) – La Chiesa indiana “prova dolore e vergogna per tutte le violenze contro le donne”. Lo afferma ad AsiaNews mons. Gerald John Mathias, vescovo di Lucknow, in Uttar Pradesh. Egli denuncia come “una grave offesa per la dignità umana” e un “serio problema in termini di sicurezza e incolumità delle donne” i recenti episodi avvenuti in India, di cui uno nella sua diocesi dove una ragazza di 23 anni lotta tra la vita e la morte. Per il vescovo, “il rispetto verso la donna si impara in famiglia. La donna è colei che ci dà la vita. Una madre è colei che sacrifica la propria vita per dare alla luce un figlio. Provo un profondo senso di gratitudine per questo e prego la Madonna, nostra Madre, tutti i giorni”.

Ieri in Uttar Pradesh la giovane si stava recando a Unnao per testimoniare contro i suoi stupratori, ma è stata aggredita da questi ultimi e da altri tre uomini, che le hanno lanciato benzina addosso e le hanno dato fuoco. Dopo qualche ora, sono stati arrestati. Stasera, prosegue mons. Mathias, “dopo la messa, faremo una fiaccolata sulle scale esterne della cattedrale di san Giuseppe. Ci riuniremo in preghiera per la vittima, per mostrarle la nostra solidarietà. Invitiamo tutta la società a partecipare”. 

La 23enne è ricoverata in gravissime condizioni al Safdarjung Hospital di Delhi con ustioni sul 90% del corpo. Per i medici che l’hanno in cura, ci sono scarse possibilità che sopravviva. Prima di lei, la scorsa settimana era avvenuto un caso simile: quello di una veterinaria di 27 anni, violentata e ritrovata carbonizzata a Hyderabad. Per il vescovo di Lucknow, “la situazione è molto triste. Ogni giorno in varie parti del Paese ci sono casi simili, la maggior parte di essi non viene neppure denunciato, pochi altri invece diventano clamorosi, come quello di Delhi [nel 2012] e di Kathua [lo scorso anno]”.

Circa un anno e mezzo fa, ricorda, “la Reuters Foundation ha stilato una classifica in cui l’India è al primo posto come Paese peggiore per le donne. Il governo ha tentato di negarlo, ma l’ultimo incidente di Unnao è la riprova. In India avviene una violenza sessuale ogni 15 minuti. Non solo, alcuni colpevoli tentano di distruggere le prove, la polizia spesso non fa il proprio dovere ed è accusata di negligenza o di negare protezione alle donne. Come nel caso di Unnao, dove i due violentatori erano liberi su cauzione”.

Il crescente numero di violenze, aggiunge mons. Mathias, “è allarmante. Al tempo stesso ci preoccupa il clima che circonda le persone che denunciano. Molti hanno paura della vendetta, non solo per se stessi, ma anche quella che si riversa su amici e familiari”.

In India, continua, “esiste una diffusa e profonda preferenza per il maschio, mentre le ragazze sono discriminate fin dalla nascita. Parlo dei crescenti casi di femminicidio, di bambine non volute e che vengono abortite nell’utero materno. La discriminazione e il sentimento di avversità nei confronti delle donne inizia nel grembo, prima ancora che esse nascano. Le regole esistono, come quella che proibisce lo screening prenatale sulla determinazione del sesso, ma vengono eluse e la gente continua a fare i test in modo clandestino”.

Contro questa mentalità che svaluta la donna, “la Chiesa indiana ovunque, e anche noi nella diocesi, lavoriamo per l’empowerment di donne e bambine, per renderle consapevoli della propria dignità e diritti.  Non vogliamo che siano discriminate, non solo nella società ma anche nelle scuole, e diamo loro le stesse opportunità degli uomini”. Partendo da semplici gesti, come “la lettura dei brani durante la messa, o facendole intervenire nei dibattiti, nelle riunioni familiari e scolastiche. Siamo una piccola minoranza nel Paese, ma credo che ciò che facciamo sia significativo”. (A.C.F.)

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