13/03/2009, 00.00
CINA
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Un premio per i diritti umani a Liu Xiaobo e a Carta 08

Il premio a Liu, detenuto da dicembre, vuole riconoscere la sua lotta per diritti umani e la libertà di parola. Intanto la famiglia dell’avvocato attivista Gao Zhisheng è fuggita negli Stati Uniti e denuncia continue intimidazioni e torture.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Il dissidente Liu Xiaobo, da dicembre in arresto, è stato insignito ieri dello Homo Homini Award, premio assegnato ogni anno dalla People in Need Foundation, un’organizzazione europea, a chi si è distinto nella lotta per i diritti umani.

Liu Xiaobo è stato premiato insieme agli altri 302 studiosi e personalità che hanno sottoscritto il documento Carta 08, pubblicato il 9 dicembre per chiedere a Pechino maggiore democrazia e rispetto per i diritti umani. In Cina il documento è stato subito censurato e i siti web che lo pubblicano sono stati oscurati, ma in pochi giorni ha raggiunto oltre 8mila adesioni, anche di funzionari del Partito comunista convinti che sia necessario un cambiamento. Numerosi firmatari sono stati interrogati dalla polizia e Liu è stato arrestato.

Nella motivazione si legge che Liu, democratico e leader degli studenti durante le proteste di piazza Tiananmen nel 1989, è stato premiato per “il completo impegno nella promozione dei diritti umani e il duraturo coraggio nella lotta per la libertà di parola in Cina negli ultimi 30 anni”.

Intanto l’11marzo la famiglia dell’avvocato cinese Gao Zhisheng è arrivata negli Stati Uniti. Gao è noto per la sua lotta per i diritti umani ed è scomparso da settimane. E' stato anche candidato al premio Nobel per la pace 2008.

Geng He, la moglie, ha detto ieri a Radio Free Asia che il marito è stato torturato. Gao era membro del Partito comunista e nel 2001 è stato lodato dal ministro cinese della Giustizia come uno dei 10 migliori avvocati del Paese. Poi ha difeso i diritti di minatori, cristiani sotterranei, seguaci del Falun Gong contro la autorità. Nel 2007 l’avvocato ha scritto una lettera aperta al Congresso Usa ma poi è stato arrestato e torturato per settimane, anche con scariche elettrice ai genitali e bruciature di sigaretta nel corpo.

Geng He ha aggiunto che, lei con i due figli di 15 e 5 anni (in una vecchia foto con Gao), sono stati messi agli arresti domiciliari a Pechino e sorvegliati di continuo, per fare pressione sul marito. Alla figlia è stato impedito di andare a scuola e per la disperazione ha tentato il suicidio. Hanno potuto lasciare la Cina solo con l’aiuto di amici “che hanno rischiato le loro vite”. Con un lungo viaggio in treno li hanno aiutati ad arrivare in Thailandia il 16 gennaio e hanno attraversato il confine a piedi. Da lì sono andati negli Usa con l’aiuto di ChinaAid.

Non si hanno notizie di Gao dal 4 febbraio, da quando è stato prelevato dalla polizia dal suo villaggio nello Shaanxi.

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