07/07/2021, 08.58
IRAN
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Teheran spinge sull’uranio arricchito. A rischio i colloqui sul nucleare

Per gli iraniani l’obiettivo è sviluppare combustibile “per un reattore di ricerca”. Gran Bretagna, Francia e Germania lanciano l’allarme: in pericolo gli incontri di Vienna. Gli Stati Uniti parlano di “malaugurato passo indietro”. Al momento non è stata fissata una nuova data per i negoziati nella capitale austriaca. 

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Il governo iraniano ha aumentato la produzione di uranio arricchito, che potrebbe portare allo sviluppo di un’arma nucleare. È quanto denuncia la Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica), informata dalle autorità iraniane il cui obiettivo ufficiale sarebbe, almeno sulla carta, quello di sviluppare combustibile “per un reattore di ricerca”. 

Gran Bretagna, Francia e Germania hanno subito lanciato l’allarme, sottolineando che la mossa potrebbe far deragliare in modo definitivo i colloqui in atto sull’accordo del 2015 (Jcpoa). Gli Stati Uniti parlano di “malaugurato passo all’indietro”.

I funzionari iraniani hanno informato l’agenzia Onu del processo di arricchimento dell’uranio, inviato poi “in un impianto di produzione di combustibili a Esfahan” e lì convertito “in UF4 (uranio tetrafluoride), e poi in uranio-235 arricchito al 20%” da usare “nella produzione di combustibile”. 

I governi occidentali esprimono “grande preoccupazione” per la decisione di Teheran. “L’Iran - affermano in una nota comune Londra, Berlino e Parigi - non ha un reale bisogno di uranio” e il passo intrapreso “è un elemento chiave nello sviluppo di un’arma nucleare”. “Con i suoi ultimi passi, Teheran sta minando un possibile esito positivo dei colloqui di Vienna, a dispetto dei progressi ottenuti in sei tornate di negoziati”, conclude la dichiarazione che rilancia l’invito al dialogo nella capitale austriaca.

Per il portavoce dell’amministrazione Usa Ned Price il comportamento della Repubblica islamica “ha un impatto sulla nostra visione del ritorno” all’accordo nucleare.

Nell’ultimo biennio Teheran ha violato in maniera progressiva i termini del patto, allentando le restrizioni sulle attività nucleari concordate in cambio di un parziale allentamento delle sanzioni internazionali, soprattutto statunitensi. I primi passi in questa direzione risalgono al 2019, in risposta al ritiro nel maggio 2018 da parte di Trump dal Jcpoa e alla reintroduzione delle più dure sanzioni della storia, determinando un crollo dell’economia iraniana.

L’accordo temporaneo è scaduto il 24 giugno scorso. Tuttavia, le diplomazie internazionali hanno sinora mostrato un cauto ottimismo affermando che è possibile raggiungere un nuovo concordato sul nucleare sebbene il neo presidente Usa Joe Biden abbia mantenuto le sanzioni del predecessore. 

Da aprile emissari Usa, europei e iraniani hanno avviato colloqui a Vienna per cercare di ripristinare l’accordo. L’ultimo incontro si è tenuto il 20 giugno scorso, all’indomani delle elezioni presidenziali che hanno decretato la vittoria dell’ultraconservatore Ebrahim Raisi e, da allora, non sono state fissate nuove date. 

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