15/05/2008, 00.00
CINA
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Sichuan: oltre 20mila morti, crollato il seminario di Chengdu

Nell’edificio erano presenti tre laici, sopravvissuti al crollo. Polemiche per la decisione di proseguire con i preparativi olimpici: per Wei Jingsheng, si tratta di un’offesa ai morti ed ai sopravvissuti. A rischio le dighe provinciali, anche se resiste quella delle Tre gole.
Pechino (AsiaNews) – Fra polemiche legate alla decisione di celebrare le Olimpiadi e nuovi rischi presentati dalle dighe danneggiate, continua a salire il numero delle vittime causate dallo spaventoso terremoto che ha colpito lo scorso 12 maggio la Cina sudoccidentale. La Xinhua, agenzia governativa cinese, conferma le quasi 20mila vittime accertate e parla di almeno altri 60mila dispersi e di altrettanti feriti.
 
I soccorritori, circa 100mila uomini, scavano a mani nude fra le macerie della contea di Wenchan, l’epicentro del sisma, totalmente raso al suolo. La popolazione aspetta per le strade: i beni di prima necessità tardano ad arrivare a causa dei danni riportati dalle strade provinciale, ma il governo promette “aiuti tempestivi per tutti, il prima possibile”.
 
Secondo l’agenzia UCANews, l’ex seminario di Chengdu (capitale del Sichuan) è stato completamente distrutto dalla scossa. Nel crollo della struttura, dedicata all’Annunciazione, sono stati feriti tre laici. La Lega cattolica giovanile di Chengdu aveva organizzato un pellegrinaggio proprio al seminario (che ha compiuto 100 anni alcuni mesi fa) per il prossimo 24 maggio, festa di  Maria Ausilio dei cristiani e giornata dedicata dal Papa alla preghiera per la Chiesa cinese.
 
Creano preoccupazione anche le dighe della zona, duramente colpite dal sisma. Nonostante la grande diga delle Tre gole (uno dei progetti più ambiziosi e contestati del governo) abbia resistito all’urto, altri 19 bacini della zona presentano crepe. Secondo il ministro per le Risorse idriche, Chen Lei, “i danni sono estesi, ed i rischi ancora non chiari. Bisogna procedere con molta cautela, per evitare un nuovo disastro”.  
 
Tuttavia, la distruzione non ferma la preparazione per i Giochi olimpici. Wang Hui, direttore dell’ufficio comunicazioni del Comitato organizzatore delle Olimpiadi, ha rassicurato i parenti delle vittime del Sichuan: i loro cari “non saranno dimenticati durante le manifestazioni sportive”. I Giochi, ha aggiunto la Wang con gli occhi pieni di lacrime, “hanno il sostegno di milioni di persone, fra cui le vittime del terremoto. Il loro aiuto non sarà dimenticato dalla Cina: li ricorderemo durante tutte le Olimpiadi”.
 
Il lutto è stato osservato anche durante il passaggio della torcia olimpica. A Ruijin – punto di partenza della Lunga marcia - centinaia di spettatori hanno assistito al passaggio del simbolo olimpico vestiti di nero e bianco (i colori funebri nella tradizione cinese) e si sono inchinati durante il minuto di silenzio dedicato alle vittime del terremoto.
 
Uno dei maggiori dissidenti cinesi, il direttore della Coalizione democratica cinese Wei Jingsheng, crede invece che le Olimpiadi dovrebbero essere cancellate. Alla luce di quanto avvenuto nel Sichuan, sostiene, “i Giochi devono essere cancellati. Sono morte decine di migliaia di persone, ed altrettante sono per strada, senza casa né aiuti. Continuare con le celebrazioni olimpiche non è soltanto uno schiaffo in faccia ai morti, ma anche ai sopravvissuti”.
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