25/04/2017, 10.45
IRAQ
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Sfidando gli attentati, milioni di sciiti in pellegrinaggio al mausoleo dell’imam Musa

La comunità sciita ha ricordato il martirio del settimo imam al santuario di Kadhimiyah. Capitale irakena paralizzata per l’afflusso di fedeli. A dispetto dei timori non si sono verificati attentati o incidenti gravi. Patriarca caldeo: Il governo ha operato per garantire “celebrazioni in tutta sicurezza, controlli imponenti”; prosegue il tentativo di “riconciliazione nazionale”.

Baghdad (AsiaNews) - “Il governo ha voluto garantire celebrazioni in tutta sicurezza, bloccando vie e strade e imponendo minuziosi controlli in molte aree della capitale. Un segnale che, quando vi è la volontà, si possono prevenire episodi” di violenza. È quanto afferma ad AsiaNews il patriarca caldeo mar Louis Raphael Sako, commentando le celebrazioni del fine settimana per una festività della tradizione musulmana sciita, che hanno coinvolto milioni di persone. In passato queste celebrazioni erano occasione di attacchi e terrore; in questo frangente le autorità si sono impegnate al massimo per tutelare l’incolumità di fedeli e cittadini.

“Hanno bloccate vie e strade - racconta il primate caldeo - per garantire celebrazioni in tutta sicurezza. Inoltre, in questo momento i miliziani sono impegnati nelle battaglie di Mosul e Anbar, dove stanno concentrato gran parte dei loro sforzi quindi è più difficile organizzare attentati altrove. Nella zona infuria la battaglia, sulla cui durata e sul cui esito al momento non vi sono certezze. Lo Stato islamico controlla ancora parte dei territori”.

Nel fine settimana centinaia di migliaia di musulmani sciiti hanno visitato il mausoleo dell’imam Musa ibn Jafar al-Kazim, a Baghdad, per ricordare il martirio del settimo imam (dei 12) della tradizione sciita. Il 23 aprile si è tenuta la cerimonia rituale che segna il punto più importante di una settimana di celebrazioni, con i fedeli radunati attorno al santuario che sorge a Kadhimiyah, distretto a nord della capitale irakena.

Una folla di pellegrini ha visitato Baghdad, per partecipare a una delle commemorazioni più importanti per l’islam in Iraq. Alcune stime riferiscono di almeno sei milioni di visitatori nell’arco delle giornate. Negli ultimi anni la festa si è trasformato in un vero e proprio evento di enormi proporzioni, che finisce per paralizzare la capitale irakena.

I pellegrini hanno percorso le strade percuotendosi il capo e il petto al passaggio di una bara, al cui interno (in via simbolica) sarebbero contenute le spoglie mortali del profeta. In molti hanno cercato di toccare la replica fino all’atto finale della processione - che ha avuto luogo nonostante il rischio attentati - con la deposizione della cassa ai piedi del mausoleo. Per la tradizione sciita, l’imam Musa è stato imprigionato a Baghdad e ucciso per avvelenamento all’interno della prigione su ordine del califfo abbasidi Haroun al-Rachid.

Imponenti le misure di sicurezza predisposte dalle autorità di governo in tutto il territorio della capitale, nel timore di attentati da parte dei miliziani dello Stato islamico (SI) o di lupi solitari pronti a colpire. Per il movimento jihadista di matrice radicale sunnita gli sciiti sono considerati “eretici” e sono divenuti in questi anni uno degli obiettivi privilegiati.

Per ridurre i pericoli di attacchi e permettere alla folla di raggiungere il mausoleo è stata predisposta la chiusura delle principali intersezioni e delle più importanti arterie di Baghdad. Bloccato per diversi giorni il traffico dei veicoli. Alcuni pellegrini sono giunti a piedi nella capitale, dopo aver camminato per diversi giorni soprattutto fra quanti sono giunti dal sud del Paese.

La tensione e le preoccupazioni sono confermate dall’incidente avvenuto la mattina del 23 aprile, quando un anziano è rimasto ucciso e altri 250 pellegrini sono rimasti feriti per la folla impazzita. Ad innescare la ressa, la voce di un attentatore suicida pronto a farsi saltare in aria. Secondo fonti della polizia, un uomo ha iniziato a strapparsi le vesti dopo aver smarrito la figlia fra la folla. I pellegrini, pensando fosse un kamikaze pronto ad azionare l’esplosivo, hanno iniziato a urlare innescando il panico. Nella calca sono rimasti feriti anche anziani e bambini.

“Era evidente - conclude mar Sako - la volontà del governo di assicurare celebrazioni in tutta sicurezza. Le elezioni si avvicinano [municipali a settembre, politiche nel 2018] e vi è il tentativo di mostrare all’elettorato l’impegno della classe politica in chiave sicurezza. Anche i politici hanno tratto un insegnamento da questi 14 anni di violenza, e adesso vi è un maggiore impegno in un’ottica di intesa, di riconciliazione nazionale. Ma molto dipenderà dall’esito della battaglia di Mosul”.

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