11/06/2015, 00.00
THAILANDIA
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Sacerdote Pime in Thailandia: Nelle aree tribali, riportiamo i giovani al centro della missione

P. Valerio Sala racconta le celebrazioni per i 25 anni della parrocchia di Mae Suay, nel nord, in un’area abitata in prevalenza da tribali. La sfida pastorale è far rivivere la fede nei giovani, che guardano alla religione come rito scaramantico. Il sostegno dei catechisti nell’opera di evangelizzazione. La storia di Ase, che grazie a Cristo e alla Chiesa ha vinto la partita con la droga.

Mae Suay (AsiaNews) - “La sfida pastorale è rimettere i giovani al centro della missione, perché oggi la seconda generazione di cattolici vive la religione in modo più ‘scaramantico’ che consapevole di una fede reale e profonda”. È quanto racconta ad AsiaNews p. Valerio Sala, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime), originario di Carugate (provincia di Milano). Nato nel 1973, il sacerdote è in Thailandia da sei anni ed è oggi parroco del centro di Santo Spirito a Mae Suay (“Mamma Bella” in lingua locale, ndr), un villaggio della provincia di Chiang Rai, nel nord. Per le popolazioni tribali dell’area, sottolinea p. Sala, il concetto di peccato e di onestà ha confini molto labili: “Se non vengo scoperto - racconta - non ho commesso peccato e questo sentire comune favorisce furti, promiscuità anche sessuale… quello che conta è salvare la faccia, anche la conoscenza e il rapporto con Gesù si fermano a una dimensione superficiale, scaramantica”.  

Per rispondere alla sfida missionaria, il sacerdote vuole ribaltare la prospettiva: “Da ottobre - spiega - stiamo pensando di non far più venire i giovani al centro, ma di andare noi [parroco e catechisti] a visitarli nei villaggi, a promuovere la catechesi”. Vogliamo far capire loro, aggiunge, che “vi è un reale interesse per loro. Questi giovani sono in grado di percepire il vuoto che c’è nella loro vita, e rispondono secondo la logica del branco. Per questo è importante che non si sentano soli” e “assieme a catechisti, laici e suore vogliamo condividere questo lavoro missionario”. 

Dal 23 al 25 maggio scorso la missione di Mae Suay ha celebrato il suo venticinquesimo anniversario di fondazione. Dopo una settimana di preparazione nei villaggi guidata da due preti birmani, di etnia akha e lahù, e concluso il triduo di preparazione al centro della missione, il vescovo della diocesi di Chiang Mai, mons. Francis Xavier Vira Arpondratana, ha presieduto due solenni celebrazioni. Oltre 2500 le persone presenti, provenienti dai 29 villaggi; nel contesto della funzione il prelato ha anche amministrato 60 cresime. 

La missione nasce da quella di Fang, fondata da p. Giovanni Zimbaldi, uno dei due “decani” del Pime in Thailandia, nel 1990: crescendo di continuo il numero dei villaggi da seguire, la missione di Fang viene divisa in due creando così la parrocchia Spirito Santo di Mae Suay. Cinque i parroci che si sono alternati in questi 25 anni: p. Santoro, p. Corrado Ciceri, p. Maurizio Arioldi, p. Raffaele Pavesi e ultimo, “fresco” di nomina, p. Valerio Sala. Le giornate di festa si sono concluse il 25 maggio con la messa di suffragio - presenti anche fratelli e sorelle giunti dall’Italia - per p. Corrado, stroncato da un tumore nel 1998 all’età di 41 anni.

In una realtà giovane come quella di Mae Suay, continua p. Sala, vi è “ancora molto da fare” ma fra gli aspetti positivi emerge senza dubbio “la missionarietà dei catechisti, che mi aiutano nell’opera di evangelizzazione nei villaggi”. Essi accompagnano, traducono, raccolgono confidenze e racconti e “ricoprono ormai un ruolo fondamentale”. “Speriamo che anche in Thailandia - aggiunge - possa essere introdotto il diaconato permanente, perché questi catechisti sarebbero i primi. Essi sono la testimonianza concreta dell’importanza del catechista in una realtà missionaria come la mia”. 

Da dicembre a maggio il sacerdote Pime ha visitato la trentina di villaggi compresi nel territorio parrocchiale, sottolineando che per essere veri cristiani sono essenziali tre fattori: “Essere testimoni di Gesù, testimoniarlo con la propria vita e non stancarsi mai di cercarlo”. Perché la sostanza della nostra opera “è Cristo”, afferma, e “noi siamo chiamati a individuare la forma, la via, il modo giusto per farlo”.  

Per spiegare in modo concreto e tangibile il valore di questa missione, p. Sala conclude raccontando la storia di Ase, un uomo di 37 anni della sua comunità, sposato e padre di quattro figli “caduto nel tunnel della droga, un percorso buio fatto di eroina e anfetamine”. Egli si è sottoposto una prima volta al percorso di recupero in un centro specializzato a Chiang Mai, riferisce il missionario Pime, e “poi ha lavorato al nostro centro per altri tre mesi”. Una volta rientrato al villaggio è ricaduto nel tunnel, per questo “a Natale è venuto ancora da noi chiedendo aiuto”. Egli si è fermato una seconda volta al centro, lavorando e meditando - lui, cattolico - sulla sua vita e gli errori commessi. “Nonostante il percorso di recupero - racconta p. Sala - la seconda volta la moglie non voleva sapere di accoglierlo ancora in casa. Ho cercato di fare da paciere, ho visto Ase, una persona fiera e decisa, piangere ed essere sinceramente pentito”. 

Per mesi egli è stato “esempio di dedizione, impegno, ha ricevuto i sacramenti e ha frequentato ogni giorno la chiesa”. A conclusione dei festeggiamenti per i 25 anni della parrocchia, la moglie ha voluto infine offrirgli una nuova opportunità e, seppur a fatica, “ha trovato la forza di perdonarlo”. “Ho portato questa storia - conclude p. Sala - come esempio nelle prediche, perché bisogna trovare la forza per vincere orgoglio, debolezze e allo stesso tempo, saper perdonare”. Nei giorni scorsi l’uomo “è tornato a casa”, ma ha detto che “continuerà a frequentare il centro di Mae Suay, perché lo sente come casa sua. E quando capiscono che il centro non è la casa del parroco, ma è una cosa loro, che è la casa di tutti… ecco, in quel momento abbiamo raggiunto l’obiettivo!”. 

Oggi in Thailandia la maggioranza dei cittadini, circa il 95%, professa il buddismo, il 3% circa è di fede musulmana, lo 0,5% cristiani (protestanti e cattolici hanno più o meno la stessa percentuale), insieme ad altri gruppi e fedi minori.(DS)

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