08/10/2020, 08.57
IRAN - ARMENIA - AZERBAIJAN
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Rouhani: il Nagorno-Karabakh rischia di diventare una guerra regionale

Il presidente iraniano preoccupato per l’intensificarsi degli scontri, i peggiori degli ultimi decenni. Necessario “riportare la stabilità”. Appelli alla tregua anche da Russia, Stati Uniti ed Europa. Nella notte pesanti bombardamenti su Stepanakert. La metà della popolazione del Nagorno-Karabakh è sfollata, il 90% sono donne e bambini.

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - I combattimenti fra Armenia e Azerbaijan rischiano di sfociare in un conflitto di vasta scala, che potrebbe coinvolgere diversi attori nella regione mediorientale. È con allerta e preoccupazione che il presidente iraniano Hassan Rouhani osserva l’evolversi degli scontri fra i due Paesi vicini, intensificati negli ultimi giorni in seguito a una serie di pesanti bombardamenti nel Nagorno-Karabakh. Per il leader di Teheran è necessario “riportare la stabilità” e mettere fine ai peggiori scontri degli ultimi decenni. 

“Dobbiamo prestare molta attenzione - ha detto Rouhani - perché la guerra fra Armenia e Azerbaijan non si trasformi in un conflitto di scala regionale”. “La pace - ha aggiunto - è la base del nostro lavoro e contiamo di ripristinare la stabilità nella regione in modo pacifico”. Per il presidente è “totalmente inaccettabile” che proiettili e missili vaganti atterrino in territorio iraniano, a conferma dei timori di una escalation e di un coinvolgimento di altre forze negli scontri.

Le parole di Rouhani sono collegate alla notizia di razzi e mortai caduti nei pressi di alcuni villaggi lungo il confine settentrionale, che separa la Repubblica islamica dall’Armenia e dall’Azerbaijan. “La nostra priorità - ha assicurato - è quella di garantire la protezione delle città e dei villaggi”.

Ieri il presidente russo Vladimir Putin - alleato sul piano militare con Erevan, pur nutrendo solidi rapporti col governo di Baku - ha invocato la fine dei combattimenti, che definisce “una tragedia” per tutti. Condanne per gli scontri e appelli alla distensione giungono anche dai governi degli Stati Uniti e dell’Europa, ma finora non si registrano segnali di distensione. 

Al contrario, nella notte si sono registrati pesanti bombardamenti a Stepanakert - capitale dell’autoproclamata repubblica del Nagorno-Karabakh (Artsakh per gli armeni) - iniziati alle 9 di sera e proseguiti fino alle 5 del mattino ora locale. Le sirene hanno suonato a intervalli regolari, seguite da forti esplosioni. Al momento non si hanno notizie certe dei danni, umani e materiali. Le autorità locali parlano di “bombardamenti indiscriminati” delle forze azere sui centri urbani. 

Le violenze di queste ultime settimane hanno provocato la fuga dalle proprie case di almeno la metà degli abitanti del Nagorno-Karabakh. Ad oggi il bilancio ufficiale parla di 300 morti, dei quali oltre 50 civili; tuttavia, il numero potrebbe essere di gran lunga maggiore con entrambe le parti in lotta che rivendicano l’uccisione di “migliaia” di soldati nemici. Secondo le stime ufficiose,  metà della popolazione  dell'enclave è sfollata; il 90% è costituito da donne e bambini. Secondo Artak Belgarian, mediatore dell’autoproclamata Repubblica, il loro numero si aggira sui 70-75mila, su un totale di 140mila.

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