03/07/2019, 15.45
INDIA
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Rahul Gandhi si dimette dalla presidenza del Congress

Il rampollo della famiglia Gandhi-Nehru ha perso le elezioni generali di quest’anno. Nel suo messaggio d’addio sottolinea che tutti nel partito “devono assumersi le responsabilità”. L’accusa: “Non abbiamo combattuto contro un partito. Piuttosto, abbiamo combattuto contro la macchina dello Stato. Ogni istituzione era assoldata contro l’opposizione”.

New Delhi (AsiaNews) – Rahul Gandhi lascia la presidenza del Congress Party, glorioso partito indiano che ha avuto tra i suoi leader i padri fondatori della nazione. Lo ha annunciato lui stesso con un lungo post sui suoi profili social, dopo settimane in cui si rincorrevano voci del suo abbandono.

Le dimissioni del rampollo della famiglia Gandhi-Nehru, che non è mai riuscito a conquistare i cuori degli indiani, erano attese da tutti dopo la pesante sconfitta alle elezioni generali. Dalle urne il partito del Congress è uscito con le ossa rotte, rispetto alla strabiliante vittoria del premier Narendra Modi: 52 seggi, contro i 303 conquistati dal leader del Bharatiya Janata Party (su un totale di 543).

Nel messaggio d’addio, Rahul Gandhi si assume “la responsabilità” della disfatta e sottolinea che “assumersi le proprie responsabilità è il fattore critico per la crescita futura del nostro partito”. Poi respinge la richiesta di nominare un successore. “Sono sicuro – afferma – che il partito saprà prendere la migliore decisione su chi ci guiderà con coraggio, amore e fedeltà”.

In seguito egli sottolinea che la sua “battaglia non è mai stata una semplice lotta per il potere politico. Non provo odio né rabbia verso il Bjp, ma ogni cellula del mio corpo rifiuta la loro idea di India. Questa resistenza nasce dal fatto che il mio essere è permeato su un’idea di India che è sempre stata in diretto conflitto con la loro. Non è una battaglia nuova; è combattuta sul nostro suolo da migliaia di anni. Dove loro vedono differenza, io vedo similitudini. Dove loro vedono odio, io vedo amore. Quello che loro temono, io lo abbraccio”.

Accanto alla difesa di questa visione “compassionevole” dell’India, egli protesta: “L’attacco che sta avvenendo contro il nostro Paese e la nostra amata Costituzione, ha come obiettivo quello di distruggere la fabbrica della nostra nazione”. Al contrario, “la nostra campagna è [stata segnata] da fratellanza, tolleranza e rispetto per il popolo dell’India, le religioni e le comunità”.

Infine l’accusa: “Non abbiamo combattuto contro un partito. Piuttosto, abbiamo combattuto contro la macchina dello Stato. Ogni istituzione era assoldata contro l’opposizione […]. L’obiettivo dichiarato dell’Rss [Rashtriya Swayamsevak Sangh, nazionalisti fondamentalisti indù – ndr] – catturare le istituzioni del nostro Paese – è raggiunto. La nostra democrazia è demolita dalle fondamenta”.

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