25/03/2019, 14.10
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Pyongyang ritorna all’ufficio inter-coreano. Missionario: ‘È segno di speranza’

Tre giorni fa, Pyongyang ha ritirato il suo personale senza fornire spiegazioni. Quattro o cinque funzionari nordcoreani sono tornati a Kaesong questa mattina. P. Hammond, superiore dei Maryknoll in Corea: “Come in ogni relazione, è necessaria fiducia”. Il prossimo mese, il sacerdote guiderà una missione umanitaria nel Nord. Insieme ad altri cinque sacerdoti, si prenderà cura di 2mila malati di tubercolosi.

Seoul (AsiaNews) – Tre giorni dopo che il regime ha ritirato la sua delegazione, oggi la Corea del Nord ha reinsediato parte del suo personale presso l’ufficio di collegamento inter-coreano (foto 1) nella città Kaesong, aperto lo scorso anno come canale di contatto non-stop fra le due Coree. Ne danno annuncio i media sudcoreani, citando fonti del ministero di Seoul per l’Unificazione. Quattro o cinque funzionari nordcoreani sono tornati in ufficio questa mattina, per prender parte ad un incontro con la controparte del Sud. Dal ministero filtra cautela, perché non è ancora chiaro se le operazioni sono tornate alla normalità: il numero di funzionari della Corea del Nord inviati a Kaesong è solo la metà di quello usuale.

Tre giorni fa, Pyongyang ha ritirato il suo personale senza fornire spiegazioni ma limitandosi a dire che  la decisione era basata su un ordine “dall’alto”. Esperti e analisti sostengono che, con il ritiro, il regime intende spingere Seoul a fare di più per persuadere gli Stati Uniti ad abbassare le richieste nei negoziati sulla denuclearizzazione, al momento in fase di stallo. Il ritorno dello staff di collegamento della Corea del Nord segue l’annuncio del presidente Donald J. Trump, che due giorni fa ha annunciato la revoca di nuove sanzioni contro Pyongyang. Secondo gli osservatori, la mossa dimostra l'intenzione degli Usa di proseguire i dialoghi con il regime.

Il rientro dei delegati nordcoreani a Kaesong “è un segnale di speranza”: lo dichiara ad AsiaNews p. Gerard Hammond (foto 2), superiore regionale dei missionari Maryknoll (Mm) in Corea. Il sacerdote 85enne è membro dell’Ong cristiana Eugene Bell Foundation (Ebf), che da anni si occupa della cura e del sostegno ai malati di tubercolosi in Corea del Nord. “La città – afferma il sacerdote – è il luogo scelto per tenere dialoghi continui e programmare anche attività umanitarie per il Nord. Vi sono stato diverse volte, è un luogo ideale per lavorare alla pace nella penisola”.

P. Hammond rivela di sentirsi “profondamente deluso” dal fallimento del vertice tra Kim e Trump. “Speravo che l’incontro avrebbe portato qualcosa di nuovo nei negoziati, anche solo un piccolo passo in avanti. Il dialogo è necessario, anche se non è perfetto. La pace nella penisola e la riconciliazione delle due Coree sono temi che possono mettere d’accordo tutti: Nord, Sud e importanti sostenitori del processo, tra cui la Santa Sede. In questo momento particolare, voglio invitare tutti alla preghiera”, dichiara il missionario.

Negli ultimi giorni, p. Hammond ha ricevuto una notizia che attendeva da mesi. “Il prossimo 29 marzo – annuncia – mi recherò presso l'ambasciata Usa a Seoul, che mi rilascerà un secondo passaporto statunitense. Questo mi consentirà di prender parte alla prossima spedizione umanitaria in Corea del Nord, che avrà inizio il 22 aprile e durerà tre settimane. Oltre a me ed un giovane confratello, ne faranno parte altri quattro sacerdoti: un missionario francese della Società per le missioni estere di Parigi (Mep), un prete italiano degli Oblati (Omi) e due missionari messicani di Guadalupe (Mg). Ci prenderemo cura di circa 2mila persone affette da tubercolosi multifarmacoresistente (Mdr-tb), che hanno trovato accoglienza in 12 centri, distribuiti in quattro province del Nord: North Hamgyong, South Hamgyong, North Hwanghae e South Hwanghae. Gli spostamenti saranno difficili, a causa della carenza di infrastrutture. Sia Washington che Seoul non sono coinvolte in questa iniziativa”.

“La denuclearizzazione e le sanzioni sono per le tre nazioni gli ultimi ostacoli da superare, bisogna procedere passo dopo passo”, conclude il missionario. “Personalmente, dubito che Pyongyang sia disposta a rinunciare a tutti gli armamenti, ma non sono un esperto di politica. In ogni relazione è necessaria fiducia. In questo senso, la nostra visita in Corea del Nord può aiutare. Come dice il Santo Padre, siamo chiamati ad andare dove c’è chi soffre e ha bisogno di aiuto”.  

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